In Italia non si beve più come una volta

Nessuno è profeta in patria, recita il vecchio adagio, e mai frase fu più azzeccata per descrivere il brutto momento che sta attraversando il settore enologico italiano. Il fiore all’occhiello del made in Italy nel mondo, un fatturato di 3.2 miliardi di euro nel 2006 e che sfiorava già i due miliardi a quattro mesi di distanza dalla fine del 2007 (ben lontano, ancora, dalle esportazioni natalizie), all’interno del Belpaese proprio non va.

Gli italiani devono meno?Eh, sì, dice Assoenologi: il consumo pro capite nell’ultimo anno è sceso a 49 litri, ma non è dovuto a un cambiamento di costume, quanto alla congiuntura economica in corso. Il settore, infatti, ha subito un aumento dei prezzi del 20-25% per i vini base e del 10% per i quelli pregiati, in un’annata che ha anche registrato la vendemmia più scarsa delle ultime 60.

Nel merito di quale sia la ricetta migliore per invertire questa tendenza, ogni esperto dice la sua: vendere sottocosto, limitare le concessioni del marchio Doc, modificare leggi, puntare sulla qualità e sull’innovazione; certo è che in tutta la penisola esistono circa 40mila cantine per 200mila etichette e se andiamo avanti così, che sul mercato interno si vendono solo bottiglie da 3-5 euro, presto subiranno una drastica riduzione.

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