Lo champagne: siamo sicuri che sia francese?

L’avreste mai detto che lo champagne, sì, proprio lui, un’icona del made in France, è, in realtà, inglese? O perlomeno lo sta diventando! Beh, andiamo con ordine…
Innanzitutto cominciamo col dire che la Gran Bretagna detiene attualmente il primato dell’importazione del vino con le bollicine: 40 milioni di bottiglie, circa l’8% dell’intera produzione.

Non solo. Il riscaldamento del pianeta ha fatto sì che il prezioso vitigno dal quale si ricava, (coltivato solo nelle 135 miglia quadrate di ‘terroir’ nella regione che gli dà il nome, valore della terra 450mila euro ad acro) possa ora attecchire anche più a nord, precisamente intorno alle “bianche scogliere di Dover”, tra Kent, Sussex e Hampshire, dove ce la si può cavare con cifre dai 3 ai 15mila euro. Il mercato inglese del settore cresce al ritmo del 40% l’anno e già il Nyetimber, il suo prodotto più illustre, ha vinto numerosi premi ed è servito sulle prestigiose tavole di Buckingham Palace e Downing Street.

E per quanto riguarda le origini? Beh, certo è che nel 1630 Sir Kenelm Digby inventò un vetro scuro robusto e sottile presto usato nelle bottiglie per conservare il vino (nel 1625 un atto del Parlamento aveva vietato l’uso del carbone di legna nelle fornaci per fare il vetro) e nel 1662 Christopher Merrett, che aveva tradotto il trattato di Antonio Neri ‘L’arte del vetro’, presentò alla Royal Society un nuovo vetro in cui, con l’aggiunta di zucchero e melassa, il vino subiva una fermentazione secondaria che causava proprio le bolle. Incredibile.

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