Mangiare a Lecce

Esperienza di viaggi, attuali e passati.

Amo la Puglia. La adoro, e tutte le volte che ci torno il mio "amore" si rinnova. Lecce è una delle città che preferisco, per arte, cultura, accoglienza, per tutto, insomma.

Però... ecco il però... sta accadendo una cosa strana: diventa difficile mangiarci bene, almeno, è difficile se si finisce nei locali famosi.

Spiego meglio: negli anni passati ovunque si andasse si cascava bene; cucina ottima, ingredienti incredibili, accoglienza cordiale, anche nelle osterie più incredibili (la gusto-blogger ama la cucina delle osterie).

Ma ora non è più così. Sono tornata, mio malgrado, al Picton, a Lecce. Mi ci hanno accompagnato per una colazione di lavoro. Il primo impatto è stato lo stesso dell'anno scorso: un freddo della miseria. Inizio a non sopportare i ristoranti dove, per risparmiare, tengono le sale al freddo. E' incivile.

I colleghi chiedono al (poco cortese) cameriere di portare un piatto particolare, ed il cameriere risponde che era troppo presto, e che sarebbe stato pronto solo dopo una mezz'oretta. Faccio una battuta e dico: "A saperlo non avremmo corso per arrivare all'una e mezza", ed il cameriere, piccato, risponde: "Se foste arrivati dopo avreste trovato chiuso !". Embeh, mica male.

La colazione di lavoro prosegue, con calma del servizio (ed ansia nostra, che invece eravamo di corsa, come succede quasi sempre nelle colazioni di lavoro) e con piatti banali, pesanti, con inutile profusione d'aglio anche dove non strettamente necessario, e la consueta scortesia del cameriere.

Per disperazione si salta il dolce, e si fugge dopo un'ora e mezza ed un solo antipasto e primo a testa. Sconfortanti.

La sera non casco meglio, ma quello è un discorso a parte: si parla infatti di ristoranti degli alberghi. Il tanto rinomato Michelangelo dell'Hotel Tiziano si caratterizza per un maitre che non fa fare tanto bella figura al locale, essendo piuttosto "sgualcito" e, diciamo, dall'aspetto ed igiene poco curati, e per un curioso "atteggiarsi" della cucina. Basta dire che i dolci della serata era il solito tiramisu ed un improponibile bunet. Per chi non lo sapesse, il bunet è il dolce tipico piemontese, difficile da trovare buono anche nel suolo sabaudo.

Peccato. Peccato davvero. Sono certa di essere stata sfortunata, e spesso lo si è quando si viaggia per lavoro e si mangia un po' dove si riesce, però l'impressione è stata quella di un decadimento dell'offerta di alto livello. Altri locali invece si mantengono ottimi, come ad esempio l'Osteria del Pozzo Vecchio. Da provare. E da tornarci. Ma bisogna arrivare a Cavallino.

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