Una giornata internazionale della cucina italiana? Buona idea

L’iniziativa è stata promossa dal Gruppo virtuale cuochi italiani (Gvci) e ha riscosso successo in 70 Paesi del mondo che vogliono evitare eventuali ‘taroccamenti’. Il simbolo? Non poteva essere più appropriato: gli spaghetti alla carbonara, piatto della migliore tradizione romanesca.

Sembra che nel mondo proliferino, a vario titolo, sedicenti ristoranti italiani: tremila nel solo Giappone, dieci nuove pizzerie al mese a Mumbai, in India, inquietanti scuole di cucina italiana tenute da chef cinesi e coreani vedono la luce rispettivamente a Shangai e Seoul. Il motivo? Risiede nella scienza: gli italiani vivono in media 83-84 anni e il segreto, secondo chi ci guarda dall’estero, deve stare nell’alimentazione.

Tutto ciò è certamente vero, ma anche noi abbiamo bisogno di tutelare la nostra tipicità, seppur le pallide imitazioni della cucina italiana in the world non ci preoccupino poi tanto. La principale ragione sono le materie prime (uniche e irriproducibili, spesso da regione a regione addirittura da città a città nel Belpaese), poi la cultura: in molti Paesi mangiare equivale a nutrirsi, da noi è ‘qualcosina’ di più, e non solo al ristorante, ma anche sulla tavola delle famiglie. Capito?

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