Da Trieste un speranza per le allergie alimentari

Qualche giorno fa abbiamo parlato della celiachia, o allergia al glutine, come di una ‘malattia’ che condanna a una vita di rinunce; oggi invece diamo una speranza a quanti sono affetti da intolleranze alimentari più o meno gravi, in particolare (le più diffuse) a latte e uova.

L’equipe del dottor Burlo Garofolo della clinica pediatrica dell’università di Trieste-Irccs ha messo a punto un nuovo sistema di cura per i bambini ‘superallergici’ che finora ha dato buoni risultati e consiste nel trattare i soggetti con dosi progressivamente crescenti dell’alimento sotto accusa, in modo da riabituare gradualmente l’organismo ad assumerlo. La ricerca è durata tre anni e gli esperimenti hanno coinvolto 60 bimbi italiani: al termine più di un terzo è riuscito a recuperare una dieta completa, più della metà ad assumere in dosi limitate gli alimenti fino ad allora proibiti.

In alcuni casi l’azione di sensibilizzazione (pur controllata in una prima fase in ricovero ospedaliero, la seconda a casa) può generare qualche complicazione, ma, assicurano i medici, l’eliminazione totale e irreversibile di un cibo dalla dieta quotidiana è altrettanto pericolosa. E così la lista d’attesa per far parte del protocollo di sperimentazione si allunga, se siete curiosi potete dare un’occhiata ai risultati pubblicati sul Journal of allergy and clinical immunology.

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