Il tartufo d’Alba? Si riconosce dal profumo

Un’annata tardiva, scarsa, e perciò con prezzi da capogiro: questa è stata la stagione 2007 per il tartufo d’Alba (presente in via straordinaria sul mercato con esemplari di ottima qualità fino a Natale e Capodanno) che si chiude ufficialmente oggi. Secondo le stime della Borsa nazionale del tartufo, l’anno da poco concluso ha fruttato 1700 kg della preziosa trifola con vendite riservate quasi esclusivamente all’estero e listini che sono volati alle cifre record di 300 euro l’etto.

Anche l’ente Fiera del tartufo condivide l’entusiasmo, avendo registrato un incremento di presenze del 10% rispetto al 2006 (anno delle Olimpiadi invernali a Torino) con 2 turisti stranieri su 3, attestandosi così di fatto la fiera enogastronomia più nota tra i consumatori, addirittura seguita da Vinitaly, almeno stando a una ricerca promossa da Unioncamere nel 2006.

Ecco allora i consigli degli esperti della fiera per valutare un ottimo tartufo d’Alba: i parametri della consistenza, dell’integrità, dell’estetica e del profumo. Da ricordare: il tartufo più è omogeneo più ha valore, al momento della grattata deve avere lamelle ampie e deve essere profumato. Una volta trovato è meglio consumarlo fresco, ma può essere conservato in frigo avvolto in un panno e chiuso in un barattolo per 15 giorni.

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