Eurochocolate e il gusto degli italiani per il cioccolato

Eurochocolate e il gusto degli italiani per il cioccolatoIl cioccolato piace a tutti, è un dato di fatto. Possono certamente variare le preferenze (chi lo preferisce fondente, chi al latte, chi il gianduia, chi quello bianco) ma i fan del cioccolato sono moltissimi, come testimonia il grande afflusso di persone che in questi giorni si sta recando in visita a Perugia per la manifestazione Eurochocolate.

Gustoblog ha posto alcune domande sul cioccolato e sul gusto degli italiani a Monica Meschini, cioccoesperta di livello internazionale, che durante la manifestazione perugina tiene degli interessanti incontri di degustazione aperti al pubblico.

Secondo lei qual è l’aspetto del cioccolato che piace di più?
Tanti sono gli aspetti che possono piacere. La prima cosa che incanta del cioccolato è che si tratta di un ricordo dell’infanzia: un adulto che mangia il cioccolato ha come un flashback. Tanto è vero che gli adulti generalmente prediligono il cioccolato che la mamma dava loro fa piccoli. Un gourmet, invece, più che seguire l’istinto dell’infanzia, diciamo così, si lascia guidare dal cioccolato per provare sensazioni. Un po’ come nel mondo del vino, anche per il cioccolato c’è un percorso gustativo, un’analisi sensoriale da fare, scoprire che dietro c’è una genetica, c’è da apprezzare il territorio… Tutti questi aspetti sono all’ennesima potenza nel cacao perché non si tratta di una sola raccolta l’anno, ma di varie raccolte: quindi dalla stessa terra, dalla stessa piantagione possiamo avere di raccolto in raccolto un prodotto totalmente diverso.

Secondo lei, negli ultimi anni, sono cambiati i gusti degli italiani in fatto di cioccolato? C’è qualche cioccolato che piace di più? O si seguono le mode?
Credo che in Italia siamo proprio divisi in due, come spaccati: una parte della popolazione segue la moda americana di mangiare cibo spazzatura e si nutre di merendine, di grassi, di zuccheri e non sa cos’è l’aromaticità del cacao e del cioccolato e non la riconosce nemmeno. Cioè non ha più il palato abituato a riconoscere questi aspetti. L’altra parte degli italiani, invece, è molto curiosa ed è un dato che non dipende né dall’età né dall’ambiente in cui si vive, ma da una vera e propria cultura familiare. Mia nonna, che era contadina, mi ha insegnato che è meglio avere poche cose, ma buone: in altre parole è importantissimo avere prodotti di qualità. Anche in questo campo, comunque, si compiono delle esagerazioni: alcuni gourmet inseguono cioccolati che costano moltissimo, dimenticandosi che ci sono persone che non hanno di che mangiare.

Volendo fare una schematica geografia del cioccolato in Italia, potrebbe indicarci un’eccellenza cioccolatiera del nord, una del centro e una del sud?
Non è proprio così semplice. In linea di massima potremo dire che al nord si consuma più gianduia, cioè cioccolato con inclusioni di frutta secca e nocciole, cercando sempre di adeguarsi a quello che il territorio produce; al centro potremo individuare nella Tuscany Chocolate Valley un’eccellenza dei maestri cioccolatieri a livello professionale; al sud c’è la tradizione di cioccolati con più zuccheri e più grassi e non possiamo dimenticare la tradizione siciliana del cioccolato modicano. Non dimentichiamo, in ogni caso, che è stata l’Italia a insegnare agli svizzeri a fare le tavolette!

Foto | sito web di Monica Meschini

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