Neretto San Giorgio, ecco la leggenda del vitigno rosso canavese

Il Neretto di San Giorgio (Nerét 'd San Giors) o Neretto di Bairo è un vitigno che occupava una posizione predominante nella viticoltura del Canavese occidentale, oggi confinato a poche migliaia di ceppi. Numerose sono infatti le segnalazioni in diverse epoche di questo vitigno a bacca nera, ne parlarono il Gallesio (1817), il Gatta (1833) e il Di Rovasenda (1877), solo per citarne alcuni.

A questo vitigno davvero poco conosciuto è legata una leggenda, la quale narra, che nella cascina dei Ceich, cosi era scritto il nome della proprietà, si avvicendassero donne accompagnate dalla fama di stregoneria cioè masche. La caratteristica di queste masche era l'inappagabile desiderio continuo che avevano di accoppiarsi, aspettavano il giungere della sera e poi tra i filari di Neretto appunto, cercavano di soddisfare il loro desiderio congiungendosi con il Diavolo. A questo punto della storia ovviamente c'è un indignato che si ribella, un prete della zona, che per cercare di fermare le copule spargeva di acqua santa i filari. Le masche divennero improvvisamente buone e pie ma le vigne del Neretto marcirono e non produssero più grappoli, in realtà a causa dell'avvento della fillossera.

L'azienda piemontese Cieck produce un metodo classico da Neretto di San Giorgio in purezza oltre che a un vino rosso fermo. Il grappolo si presenta grande, compatto, allungato e piramidale. L'acino è piccolo, con buccia spessa e pruinosa di colore blu-nero. La produzione è buona e costante ed è resistente alle malattie crittogamiche. Impiegato esclusivamente per la vinificazione, il Neretto viene spesso associato al vitigno Averengo. Il vino che se ne ottiene non è molto profumato, ha un colore molto carico, è corposo, alcolico ed aspro.

Fondata nel 1985, l’azienda agricola Cieck, oggi condotta da Domenico Caretto e Lia Falconieri, continua il suo percorso di produzione di vini tradizionali da uve autoctone e valorizzazione del territorio. In questa versione spumantizzata si presenta leggermente fruttato, con note di crosta di pane ben presenti. Un ingresso in bocca molto piacevole. Non particolarmente persistente, ma con una buona beva. La permanenza sui lieviti è di 30 mesi e altri 6 sono di affinamento in bottiglia prima di essere commercializzato.

Foto | Alessia

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