In Italia il riso ha poco da ridere

Tira una brutta aria per il riso nostrano: nonostante, infatti, l’Europa sempre più grande mantenga piuttosto alta la domanda di questo cereale, l’Italia (che è il maggior produttore, con un milione e 400mila tonnellate di riso greggio) riduce progressivamente il terreno coltivato a risaia, che si sta contraendo da 232mila ettari a 225mila.

Il motivo? La maggior convenienza a dedicare le terre al mais e al grano tenero i cui prezzi insidiano da vicino quelli del riso: negli ultimi due anni, in effetti, il riso è aumentato del 27% a tonnellata, contro il 75 in più di mais e altri cereali. L’appello è stato lanciato dall’Ente nazionale risi che riunisce le principali province interessate: Vercelli, Novara, Mortara, Pavia e Milano; in queste ultime due in particolare si sta verificando la ‘fuga’ verso il mais, più conforme alle terre e all’alimentazione lombarda.

Per ridurre tutto in cifre, si dirà che l’Europa produce soltanto il 60% del riso che consuma, disponendo di 1.6 tonnellate, mentre ne servirebbero 2.4 per soddisfare il fabbisogno: per questo è stato chiesto all’Italia di aumentare la superficie delle risaie di circa 27mila ettari nel 2008, coltivate a varietà Indica, la più adatta al consumo del nord Europa. Staremo a vedere.

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