La nuova spesa guarda al passato: guerra al packaging a tutela dell’ambiente

Chi di voi era già nato e può ricordarsi di quando si faceva la spesa sfusa, cioè giorno per giorno, si andava nelle botteghe e ci si facevano riempire le bottiglie con il latte, l’olio o il vino, in un sacchetto ci si faceva mettere qualche pugno di riso per la cena e così via? Beh, una delle ultime tendenze è proprio un ritorno a questo passato e le motivazioni sono un po’ economiche (comprando quotidianamente si ha la roba sempre fresca e si evitano gli sprechi), un po’ ambientaliste: in questo modo, infatti, si risparmiano un sacco di rifiuti di carta e soprattutto di plastica, che la Terra ci mette mille anni a smaltire.

La ‘moda’ è nata due anni fa in Piemonte, regione che ha sovvenzionato la vendita di detersivi in alcuni appositi Ecopoint della Crai: si acquista la prima volta il flacone (per 50 centesimi) e ogni volta si riempie, ottenendo un tagliando da presentare alla cassa per il pagamento. Ora in questo modo si possono acquistare anche pasta, caffè, riso, cereali, legumi, spezie e caramelle, tutta merce di marca che senza confezione costa dal 20 al 70% in meno.

In un anno le vendite sono cresciute del 10% e le confezioni risparmiate sono state 750mila, non stupisce, dunque, che la tendenza dilaghi: dalla Toscana alla Sardegna, i prossimi ecopoint apriranno a Napoli, dove il risparmio di rifiuti è un’esigenza vitale, come apprendiamo dalla cronaca. Qualche numero sull’importanza di ridurre la spazzatura? Pensate che l’Italia produce annualmente 31 milioni di tonnellate di rifiuti, 12 delle quali solo di imballaggi che nella nostra pattumiera rappresentano il 5% del peso, ma il 50% dello spazio. Vi basta?

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