La carica dei minichef

Quando ho letto questa notizia ho pensato: cavolo, il mondo si è proprio trasformato in pochi anni! Eh sì, secondo un sondaggio dell’Associazione donne e qualità della vita, i bambini di oggi non sognano di diventare supereroi, cowboy, o se vogliamo poliziotti, calciatori o astronauti (io volevo fare il detective, colpa della tv) bensì i cuochi.

Il campione statistico utilizzato era formato da 500 genitori con figli in età compresa fra i 6 e i 14 anni e il risultato, a quanto pare, non mente: il 55% da grande vorrebbe cucinare per professione, contro un misero 22% che vorrebbe giocare in serie A e un ancor peggio 15% che vorrebbe andare a zonzo tra le stelle. Ma se tutto questo era sfuggito a noi, non al marketing, che ha prodotto libri per piccoli Vissani o Marchesi in erba, e il videogioco Cooking Mama: una simulazione culinaria con 300 ingredienti a disposizione per realizzare 80 ricette internazionali (w l’etnico), è prodotto dalla 505 Games, distribuito da Digital Bros (un milione di copie vendute in Europa), già alla seconda versione per Nintendo Ds.

Ma non è finita qui: pare che nei migliori ristoranti di Parigi, Londra e Amsterdam esistano già corsi organizzati per minichef e addirittura in Olanda ci sia un locale, il Kinderkookkafe, gestito da cuochi bambini con la supervisione di cinque adulti, mentre in America l’arte di far da mangiare è già entrata nelle scuole con lezioni individuali e di gruppo e vacanze enogastronomiche. Mi viene in mente: ma qui da noi, dove si fa la cucina migliore del mondo, come sono messi i bambini?

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