Allarme grano: dalla tavola al serbatoio

Avete presente quei bei piattoni di spaghetti, piuttosto che quei succulenti panini con la mortadella? Beh, presto potremmo non avere più tanta facilità a gustarli se non si prenderanno provvedimenti sul problema dell’approvvigionamento del grano, più volte sollevato ultimamente dai mugnai.

Poco grano, prezzi alle stelle, una consequenzialità diretta e ineluttabile, dovuta a diversi fattori: clima, speculazione, richieste da parte di India e Cina, conversione dei terreni a mais e colza per la produzione di biocarburanti. In Paesi come gli Usa, infatti, obiettivo da raggiungere entro il 2020 è far arrivare il biodiesel a una quota d’impiego complessiva tra il 2 e il 10%.

Fino al 2006, in Italia come altrove, i prezzi del cereale più famoso del mondo si mantenevano ancora bassi, grazie anche alla messa a riposo dei terreni per ridurre le eccedenze, provvedimento disposto dall’Unione europea, poi, nel 2007, tutto è cambiato: c’è stato un continuo innalzamento della domanda che ha progressivamente esaurito le scorte, poi la siccità in Australia e un utilizzo sempre più massiccio negli Stati Uniti per la produzione di biocarburante, appunto. E così il grano è arrivato a costare 522 euro a tonnellata, e pare resterà così almeno fino al 2010.

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