Riso (amaro)

Se nel menu di oggi per pranzo o cena avete previsto un bel risotto alla milanese, alla pescatora, ai funghi porcini o come preferite, non cucinatelo così, tanto per farlo, ma rifletteteci un attimo: il prezzo del riso in questi giorni ha superato i mille dollari a tonnellata, il 50% in più di un mese fa e un aumento del 16% rispetto alla settimana precedente.

E’ un vero e proprio allarme mondiale, tanto che Paesi come Vietnam, India, Egitto, Cina, Cambogia e Argentina hanno adottato politiche protezionistiche bloccando o riducendo al minimo le esportazioni e le Nazioni Unite di Ban Ki-Moon si stanno mobilitando per risolvere la crisi alimentare. Il riso, in realtà, sta seguendo la sorte che poco tempo fa era toccata al grano e sebbene vengano indicate più cause alla base di questi fenomeni che rischiano di affamare milioni di persone nel mondo, gli esperti di economia alimentare affermano che quanto sta avvenendo è totalmente al di fuori della legge della domanda e dell’offerta.

Secondo la Fao, le ragioni di questi rincari vanno ricercate nell’abbassamento delle riserve di questi cereali, nella destinazione, sempre più frequente, di terre alla coltivazione di biomasse e nella siccità che ha colpito l’Australia nel biennio 2006-2007 e le cui conseguenze si fanno sentire adesso. E poi c’è la speculazione finanziaria, che se non si arresta affamerà non soltanto gli agricoltori nei Paesi in via di sviluppo, ma la fame s’insinuerà silenziosa nelle città, attanagliando i ceti più deboli fino a quelli medi, anche in Occidente.

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