Papa Leone XII e le osterie proibite

Nella Roma ottocentesca le osterie erano l’unico luogo di svago per i popolani: banchetti pantagruelici e soprattutto bevute infinite di vino dei Castelli, intervallate magari dalla classica passatella con duello di coltelli annesso. Un mondo che non esiste più anche se le fraschette di Ariccia possono ricordare in qualche modo l’atmosfera che si respirava in questi locali.

Non tutti sanno però che tutte le osterie di Roma vennero chiuse per alcuni anni e trasformate in semplici luoghi di vendita di vino al dettaglio; negli anni venti del 1800 i complotti e le azioni carbonare erano all’ordine del giorno. Papa Leone XII, al secolo Annibale Sermattei della Genga, era terrorizzato dal fatto che anche le bettole e le osterie potessero trasformarsi in covi di cospirazione. Per questo motivo, con un editto del 31 marzo 1831, fece installare i famosi cancelletti ad ogni entrata, con la sola possibilità per gli avventori di acquistare il vino e portarselo a casa.

La decisione suscitò grandi proteste tanto che il Belli qualche anno dopo dedicò alla vicenda un famoso sonetto.
Foto: wikipedia

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