Brunello, un altro disastro italiano

Cassa di vino Brunello di Castello Banfi


Si è parlato tanto dello scandalo del Brunello taroccato, qualcuno ha coniato il nome di Brunellopoli. Per chi ancora non lo sapesse si tratta dell'utilizzo di vitigni come merlot, cabernet sauvignon, petit verdot e syrah (circa il 10%) nella produzione del Brunello. Teniamo presente che questo vino andrebbe fatto solo con il sangiovese.

Le aziende coinvolte nell'inchiesta sono tra le più rinomate della zona di Montalcino e adesso si cominciano a vedere le prime conseguenze negativissime: gli Stati Uniti vogliono bloccare le importazioni di Brunello! Una vera e propria disfatta per il vino Made in Italy.

Precisamente, ogni bottiglia di Brunello che entrerà in America dovrà avere una "dichiarazione completa e accurata del contenuto verificata da analisi di laboratorio, o una dichiarazione del governo italiano a dimostrazione che il prodotto sia fatto con il 100% di uva sangiovese"
Queste parole sono state inviate in una lettera all'ambasciata italiana di Washington da parte del TTB, l'ufficio per il Commercio e la tassazione di alcol e tabacco. Giusto per avere un'idea del disastro che si sta profilando, parliamo di un danno economico fra i 20 e i 30 milioni di euro, mentre quello di immagine credo si incalcolabile.

A supporto di ciò basti pensare che è praticamente impossibile fare analisi in laboratorio una volta che il vino è stato imbottigliato, lo dice il direttore del Consorzio del Brunello di Montalcino, Stefano Campatelli. Non esistono mezzi e strumenti per stabilire le quantità di merlot o sangiovese in una bottiglia. Quindi: dove prenderemo queste certificazioni che ci chiedono gli americani?

Un'altra brutta storia che riguarda il nostro settore del vino e del cibo, tutta italiana.

Immagine | travelingmcmahans

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