Mangiando sotto la Mole

La gustoblogger, s'è già detto, è torinese. Ed ogni tanto a Torino torna.

In questo post quasi personale vorrei raccogliere due (poche) riflessioni sulla ristorazione sabauda.

La prima è legata ad un certo curioso approccio, che vedo anche in altre grandi città, ma che a Torino percepisco in modo più accentuato: probabilmente molti ex-professionisti si sono buttati nel settore della ristorazione in modo un po' troppo avventato.

Si vedono ex-avvocati, ex-architetti, ex-ingegneri, che hanno deciso di aprire (o rilevare) ristoranti, di solito di discreta fama. A volte riescono bene. A volte meno.

E' normale, per carità, mica tutti nascono imparati, come si dice da queste parti. Però si nota. Eccome se si nota...

Nel corso degli anni ho cambiato il mio approccio di utente della ristorazione, che inizialmente era tutto concentrato attorno al cibo. Ora no. Perchè lo do per scontato. Il cibo dev'essere buono, se no non si parla di ristoranti ma di porcherie.

Ora ha più impatto su di me il servizio, perchè non sopporto più certe approssimazioni del tutto irragionevoli nelle professionalità della cucina.

Mi spiego meglio: se vado in una trattoria di campagna, servita dalla padrona di casa, che fa anche la cuoca, me ne frego di tante sottigliezze. Ma nei ristoranti di città (soprattutto in quelli che si atteggiano) non riesco più a subire in silenzio certe situazioni.

Cito, su tutte, una delle scene più belle (o disperanti) degli ultimi mesi: locale nuovo, e decisamente "in" di Torino. Scelgo un tagliere di formaggi misti, che si rivelano ottimi. Chiedo al cameriere di dirmi quali fossero (anzi, speravo mi venissero illustrati all'atto del servizio, invece di gettare lì il piatto e via). Il cameriere in marasma più completo, ammette di non saperlo. Suggerisco di chiedere "al cuoco". Il cameriere sparisce. Ritorna dopo una mezz'oretta, esultante, ed enuncia solenne: "Il cuoco dice che erano formaggi caprini e VAGINI". Garantisco l'assolutà verità di quanto ho qui scritto. Purtroppo.

Idem, in un altro ristorante, una scena altrettanto curiosa. Chiedo al proprietario, che passava anche a prendere le ordinazioni, di interpretarmi un vago "verdure di stagione". Era il 1° Gennaio 2005. Tra le verdure di stagione il ristoratore in questione elenca i pomodori Pachino. E vien da chiedersi perchè le persone non scelgano di tacere...

Comunque, fatte queste riflessioni, passiamo al concreto.

Sono stata più volte a mangiare al Light, ristorante trendy-chic (?) di Via Giacosa, sempre a Torino.

Per carità, il posto è bello; luci giuste, quadri giusti, tavoli giusti. Ma il nome ha poco a che fare con l'offerta. Il cibo non sarebbe manco male, sicuramente non light, ma tutti i gusti sono omologati col pepe, qualsiasi cosa si ordini. Ho osato parlarne al proprietario, che ha annuito sconsolato, dicendo che anche altri si sono lamentati, ma che il cuoco dice che "non è pepato, è tutto saporito". Ecco, io questi momenti di egocentrismo dei cuochi non ho più voglia di sopportarli. Semplicemente, non ci torno più. Punto. Anche perchè pure il conto, tanto light non lo è.

Un locale invece in cui si mangia ottimamente e si sta bene (ma anche qui non si paga pochissimo) è l'Hostaria del Conte Verde, in Viale Partigiani d'Italia, a Rivoli. Buono per chi va al Castello e non vuole fare un mutuo al Combal (buonissimo, nulla da eccepire, ma difficile poterselo permettere se non come uno sfizio ogni tanto). Cucina curata, ed idee nuove su una tradizione ben riportata.

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