Breve storia del pomodoro in Italia

pomodori La stagione dei pomodori è finalmente arrivata. Adesso li troviamo belli, maturi, profumati e dolci, possiamo goderne appieno, in insalata, sulla pizza o con la pasta.

Ci sembra che questo ortaggio sia sempre esistito in Italia, sembra la sua terra d'origine come nessun altro posto al mondo, ma la realtà è un’altra. Oltre a provenire dal sud america (Cile, Ecuador), la pianta del pomodoro è stata importata in Europa dagli spagnoli nel secolo XVI e inizialmente usata esclusivamente come pianta ornamentale nei giardini dell’Europa Barocca, a causa di credenze che lo descrivevano come pianta velenosa prima e poi come afrodisiaco ed eccitante.

Il pomodoro si diffuse sulle tavole europee soltanto nel XVIII Secolo. In Italia, soprattutto a Napoli e nel sud, il suo uso si è diffuso moltissimo tra la popolazione.

Il pomodoro è stato inserito nei testi gastronomici solo a partire dal 1800, per la precisione se ne hanno le primissime tracce nell’edizione del 1819 del Cuoco Galante, compilato dal grande cuoco napoletano di corte Vincenzo Corrado. In questa pubblicazione però l’ortaggio non viene ancora abbinato alla pasta o alla pizza.

Il primo a codificare la pasta al sugo di pomodoro è stato Ippolito Cavalcanti Duca di Buonvicino, nella sua opera Cucina Teorico Pratica, dove propose di condire la pasta con il pomodoro, mostrando la prima ricetta del ragù.

L’ascesa definitiva del pomodoro come ortaggio italiano per eccellenza è stata sancita a metà Ottocento dall’industria Cirio, che con le sue conserve ne ha reso capillare la diffusione in tutto il paese.

Foto | Flickr

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