Gelati e uova di quaglia prodotti nel carcere di Opera

Mousse, gelati e zuccotti artigianali venduti nei migliori bar e ristoranti, ma anche delicate uova di quaglia con cui preparare ottime frittate: sono gli ultimi progetti gastronomici realizzati nel carcere di Opera, alle porte di Milano, per il reinserimento al lavoro dei detenuti.

Quanto mai ironici i nomi con cui sono stati battezzati: “Aiscrim… prigionieri del gusto” e “La fattoria di Al Cappone”. Il primo è un laboratorio di gelateria ricavato in uno spazio di 300 metri quadrati dotato di tre celle frigorifere e tini di conservazione; il secondo è un orto in cui vengono allevati i volatili proprio davanti a un’ala della casa di reclusione. In tutto vi sono impegnati circa 19 carcerati, dei “privilegiati” in qualche modo, che lavorano sei ore al giorno con regolare contratto e regolare stipendio, anche se a qualcuno, condannato all’ergastolo, l’aver imparato un mestiere non potrà servirgli fuori.

Il progetto ha il supporto della provincia di Milano, dell’azienda Jobinside e della onlus Il Due, il sostegno del provveditore lombardo dell’amministrazione penitenziaria, del garante dei diritti dei detenuti e del sindaco di Opera. La struttura carceraria è una delle più progredite nell’ambito del recupero sociale dei detenuti: ospita 1300 persone (per una capienza di oltre 1500) tra cui 200 ergastolani e 246 condannati per mafia; all’interno 450 persone sono impegnate nelle varie attività lavorative organizzate.

Foto / Flickr

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