Al Wto la ‘guerra’ dei pomodori pachino

Se vi dico ‘prodotti tropicali’ cosa vi viene in mente? A me frutta come papaya, mango, avocado, lo stesso, ormai comunissimo, ananas… beh, non tutti la pensano così. Sarà che siamo per vocazione un po’ Europacentristi, ma i big asiatici vorrebbero che il Wto (World Trade Organization) classificasse come ‘esotici’ prodotti come pomodori, riso e patate, in modo da farli circolare liberamente per il mondo senza dover pagare dazi.

Ma l’Italia non ci sta. E per due motivi: innanzitutto perché se ciò accadesse ci troveremmo invasi, anche sul mercato interno, di prodotti provenienti dall’estero a prezzi più contenuti e qualità nettamente inferiore; sia perché, almeno per quanto riguarda i pomodori pachino, perderemmo diversi soldi, dal momento che siamo il primo produttore del Vecchio continente, ma la nostra finora indiscussa supremazia sarebbe messa in crisi da almeno un 20% di prodotto cinese che farebbe il suo ingresso.

Il braccio di ferro fino adesso ha dato questi risultati: fuori dalla lista dei ‘prodotti tropicali’ riso, arance, frutta e zucchero, ma per patate e pomodori (che in origine, ok, venivano dall’America) la partita è ancora aperta. Gli esperti del nostro ministero dell’Agricoltura, inoltre, stanno difendendo con le unghie e con i denti alcune ‘eccellenze’ del made in Italy: dal Chianti al prosciutto di Parma ai formaggi quali pecorino romano, Asiago, Grana Padano, mozzarella di bufala e gorgonzola, varie grappe, il Marsala. Il Wto ha deciso che questi sono intoccabili e inimitabili, alla faccia dei ‘copioni’ che proliferano nel mondo. Una volta tanto…

Foto / Flickr

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