“Le cuoche che volevo diventare”: il nuovo libro di Roberta Corradin

“C'è qualcosa che la cucina delle donne non perde mai di vista: il cibo deve nutrire. Il corpo e la mente. Né solo saziare l'uno, né solo fare il solletico all'altra”: una massima ineccepibile, dispensata da Alice Waters, guru californiana dell'arte culinaria e vicepresidente di Slow Food International, fedelmente riportata da Roberta Corradin nella sua nuova fatica intitolata “Le cuoche che volevo diventare”.

Un viaggio attraverso fornelli tutti al femminile, su e giù visitando gli angoli remoti del mondo, tra chef provette, cuoche, ma anche pasticciere e maestre cioccolataie, a dimostrazione del fatto che, checché se ne dica, noi donne alla fine siamo le migliori. Un'opera godibile, perfetta anche sotto l'ombrellone, a metà strada tra appunti di viaggio, ritratti, resoconti di incontri con almeno 21 delle donne più in vista della gastronomia mondiale, arricchiti da spunti per ricette che è superfluo definire d'autore.

Il libro s'inserisce in un filone che potremmo battezzare “femminismo culinario”: segue, infatti, a breve distanza, “La storia di Eugénie Brazier e le altre” scritto da Alessandra Meldolesi. La Corradin è un'esperta gourmet di origini piemontesi, che si divide tra l'Europa e gli Stati Uniti rincorrendo appuntamenti golosi che racconta nei suoi stuzzicanti reportage pubblicati da diversi giornali.

Foto / Flickr

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