A volte ha ragione

Normalmente condivido ben poco di quello che dice, pensa o scrive Giorgio Bocca.

Ho conosciuto il figlio, durante un tot di viaggi in Eurostar da su a giù dell'Italia, e lui era diverso. Lui ha una visione meno "luddista" del mondo. Ma il papà, Giorgio, per me è l'antitesi della ragionevolezza. Perchè lui è convinto che tutto quello che è moderno sia da buttare. Che solo lui abbia scovato da qualche parte la chiave del sapere.

Mia personalissimissima opinione.

Ciononostante lo stimo, come persona che molto ha vissuto, e molto ha visto. E molto ha saputo raccontare e spiegarci, con occhi disincantati, quando ancora Internet non esisteva e non era facile avere notizie e contronotizie. Quindi continuo a leggerlo.

Poi, 'stavolta, questo pezzo su l'Espesso. E qui mi è piaciuto, dannatamente tanto.

Perchè parla di cose vere, e dice cose vere. Parla della moda della cucina, che se ne parla dappertutto, ma che alla fine non si riesce a farla davvero, la buona cucina, perchè siamo sempre tutti di corsa, e chissà dove corriamo, e quando arriviamo (alla pensione), ammesso che ci arriviamo, non siamo più in condizione di goderne.

"Il benessere dell'età tecnologica sta nel malessere generale, la comunicazione un fulmineo scambio di aria fritta, di luoghi comuni. L'informazione quella non esiste più perché la nuova classe dirigente sa benissimo che meno ne offre e più gode dei privilegi e delle truffe.
Che la buona cucina sia un privilegio dei ricchi e un'illusione degli altri è confermato dalla scomparsa della ospitalità: tutti parlano di buona cucina, ma non hanno i soldi, il tempo, la casa per farla. La buona cucina è una favola, per poterne parlare in continuazione.
"

Verità così fanno venir voglia di stringergli la mano, di chiudere baracca e burattini e di mollare tutto. Ma poi, no, si continua, perchè in fondo la buona cucina può anche essere un sogno, una porta per evadere proprio da quella corsa forsennata che non ci porta da nessuna parte.

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