Il New York Times incorona l'Aglianico di Venosa


Una bella storia a lieto fine per un vino italiano non abbastanza valorizzato. La riporta Paola Jadeluca, di Repubblica Affari & Finanza, citando l'articolo del New York Times con cui il critico enologico Eric Asimov porta in piena luce un vino prodotto in Basilicata, l'Aglianico del Vulture. Un rosso (in particolare il Carato Venusio della Cantina sociale di Venosa) che invece meriterebbe ben altra considerazione e potrebbe tranquillamente competere con i più blasonati Chianti, Brunello e Barolo.

La fama del Carato Venusio ha portato il nome dell’Aglianico del Vulture in nord Europa, Inghilterra e Danimarca, paesi molto esigenti in fatto di vino, ed è sbarcata in America. A Venosa oltre 900 ettari di vigneti sono il patrimonio di 500 soci: il più grande ha 15 ettari, il più piccolo 300 are, ma tutti insieme hanno dato vita alla più grande tenuta del posto. Due milioni e mezzo di euro di investimenti e il «progetto bottiglia» come è stato ribattezzato, ha portato un vino, il Vignali, l’etichetta base che costa solo 10 dollari, fin sulle pagine del New York Times.

L'Aglianico è un vino doc che vanta un profumo delicato di frutti neri maturi e un sapore inconfondibile che hanno colpito grandi personaggi del passato, tra i quali Carlo D'Angiò e Papa Paolo III Farnese. Un rosso che ha oltre 2000 anni di storia (sarebbe stato introdotto in Italia dai Greci, mentre la trasformazione del nome Hellenica in Hellanica e quindi in Aglianico si fa risalire alla fine del XV secolo, al tempo del dominio degli Aragona sul Regno di Napoli) e che esprime una equilibrata contaminazione tra la composizione del terreno di origine vulcanica e l'esposizione climatica delle colline di Venosa.

Se leggendo vi è venuta sete di Carato, sappiate che una bottiglia di questo Aglianico del 2003 dovrebbe costare intorno ai 14 euro.

Via | The New York Times

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