Grandi vini senza identità: Mater Matuta di Casale del Giglio

Inizio oggi una serie di post un po' provocatoria. Anche per sapere cosa ne pensate in merito, vi presenterò settimanalmente un vino famoso e di cui è universalmente riconosciuto il pregio che però, a mio modesto parere, non trasmette una precisa identità territoriale.

Cominciamo con quello che forse è il più famoso vino del Lazio: il Mater Matuta (Syrah 85%, Petit Verdot 15%) si presenta nel bicchiere con una straordinaria concentrazione, al naso trasmette profumi ampi e complessi, che svariano dalle spezie dolci ad un fruttato intenso, passando addirittura per note di cuoio. In bocca la struttura possente e la morbidezza hanno la meglio su un'acidità comunque più che adeguata. Gran vino...non c'è che dire...complessità, persistenza...ma trasmette veramente un'identità territoriale? In una degustazione alla cieca in quanti saprebbero riconoscere la provenienza di questo vino?

Per giudicare la qualità di un vino si usano spesso parole come terroir, carattere, identità...troppe volte però i vini di qualità sembrano uniformarsi ad un modello di "vino buono" richiesto dal mercato, con la conseguenza di ottenere prodotti che risultano molto simili, pur proveniendo da zone o paesi diversi...un pregio o un difetto?

Foto | Flickr

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