L'acqua Lurisia, design e riscoperta del Chinotto e della Gazzosa

Una delle cose che più mi ha colpito di questo Salone del Gusto è stata la scoperta dell'acqua Lurisia. Non sapevo, essendo pugliese, dell'esistenza di questa azienda di acque minerali che, come un po' tutte, è molto radicata nel proprio territorio e poco esportata nelle regioni meridionali. L'ho scoperta bevendola durante il Salone, di cui è stata acqua ufficiale, ma l'ho conosciuta davvero avendo modo di ascoltare e chiacchierare con Alessandro Invernizzi, amministratore dell'azienda.

Lurisia, dalla fonte Santa Barbara, si è presentata al Salone "fatta in quattro" ovvero: nella nuovissime bottiglie in vetro di uso quotidiano, nelle nuove bottiglie di design destinate all'alta ristorazione, nella riscoperta della vera Gazzosa e del vero Chinotto, nelle birre elaborate da Teo Musso.

Per quanto riguarda le bottiglie, Lurisia ha scelto di usare il vetro (a rendere) perché consente "diversi utilizzi della materia prima ed una vita infinita della bottiglia, perché bisogna usare il buono della natura nel modo più pulito e sicuro e portarlo sulle tavole nel modo più giusto e corretto" come ha dichiarato durante una degustazione Alessandro Invernizzi. Tra le bottiglie nasce anche una nuova serie di acque, destinate all'alta ristorazione ed alla vendita presso Eataly: Bolle e Stille, due acque purissime, di cui quella frizzante, la Bolle appunto, presenta perfino l'anidride carbonica naturale e non creata artificialmente.

Per i sapori nuovi, grazie alla collaborazione con Slow Food e con Teo Musso, Lurisia ha presentato al Salone la vera Gazzosa ed il vero Chinotto (a lato fotografati sul divano di casa mia). Due riscoperte della tradizione italiana che si erano effettivamente perse. Fatte esclusivamente con materie pure (l'etichetta non mente, riportano perfino la dicitura Presidio Slow Food), le due bevande sono davvero ottime. Il chinotto soprattutto: i rappresentanti del Presidio del Chinotto di Savona, intervistati, si sono detti più che contenti della riscoperta di questo succoso ed intenso agrume orientale (lo sapevate, vero?). "La Gazzosa e il Chinotto diventano così bevande per tutti, ma anche una valida alternativa per i ristoratori per il fine pasto dei propri clienti" ha detto Invernizzi durante un abbinamento del Chinotto al sigaro Toscano 1492 giovedì sera 24.

Infine, Lurisia si è "sposata" con l'ingegno di Teo Musso, padre della birra artigianale Baladin, e sono nate birre Quattro, Sei, Otto, Dieci e Dodici. Quattro birre prodotte artigianalmente nello stabilimento di Le Baladin ma con l'essenziale requisito di avere come base l'acqua Lurisia. "Non potendo trasportare l'acqua, per legge, in formati superiori ai due litri, quindi alla bottiglia - ha raccontato Alessandro Invernizzi nell'incontro informale - ho mandato camion di bottiglie d'acqua e dei miei dipendenti presso il birrificio di Teo. Lì hanno stappato le bottiglie una ad una e le hanno versate nei fermentatori. Mi si chiede: ma vale la pena spendere così tanto per una birra? Rispondo di sì, perché alla base della filosofia di Lurisia è dare la qualità. Una qualità di cui siamo fieri".

Acqua di sorgente montana, Lurisia si presenta in bocca di una purezza ed una leggerezza realmente percepibile, soprattutto a chi è abituato ad acque ben diverse e calcaree. Il nome Lurisia, infine per soddisfare qualche curiosità, posso dire che ho scoperto che deriva da "losa", il modo dialettale in cui venivano chiamate le sottili pietre piatte che si trovano sul fondo del torrente e nelle diverse cave dei dintorni di Lurisia Terme, una frazione del Comune di Roccaforte Mondovì in provincia di Cuneo.

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