Ai confini della birra con le birre italiane più estreme


Di birre al Salone del Gusto ve ne erano veramente molte. Un'intera "piazza" dedicata e tutti i padiglioni costellati da stand di produttori e rivenditori. Insomma, seguendo l'attuale gusto dei consumatori, che si sono ormai affezionati alla complessa bevanda (seppur, in verità, è considerata un alimento per il valore calorico dei lieviti e dei cereali), anche al Salone è stato grande lo spazio dedicato, tanto da farci un opuscolo che le raccoglieva tutte.

Uno dei momenti migliori, a parte il tour tra tutti i produttori - provenienti da Italia, USA, Germania, Belgio, Austria, Gran Bretagna, Cecoslovacchia - per un totale di circa 350 birre degustabili e acquistabili, è stata però la scoperta delle birre "estreme" con l'ormai noto Lorenzo "Kuaska" Dabove. "Ai confini della birra" questo il nome di uno dei laboratori, ha portato gli amanti della bevanda più antica a confrontarsi con sei birre veramente fuori dal normale:

La Panil Divina di Torrechiara, una birra definita da Kuaska "tra le migliori di Italia", prodotta in Emilia Romagna in una sorta di lambic all'italiana. Fatta fermentare naturalmente "sul furgone di casa. Il mosto di birra con fiori di luppolo selvatico autoctono riposa per una notte intera sotto la luna per assimilare i lieviti" - come ha affermato il mastro birrario Renzo Losi - è una birra dai sentori unici, di un'acidità che non disturba come avviene per le lambic, e viene attenuata da una bocca che è estremamente agrumata e floreale, veramente fresca e piacevole, per una gradazione di 5,5%. Non certo una birra da bere al pub davanti alle patatine fritte, ma un piccolo gioiello da intenditori.

La Noviluna del Birrificio Majella, una birra quasi "al femminile" con una bassissima gradazione alcolica (3,9%), una blanche con meravigliosi sentori di fiori ed erbe del posto, rosa e una speziatura delicata di pepe. Sicuramente la mia birra preferita in questa degustazione "ai confini" e non perché la più semplice tra le tante, ma perché la più particolare con i suoi sentori del tutto nuovi.

La OH10OP5 del Birrificio Bi-Du, un mix di 10 luppoli, usati in cinque fasi differenti, tutti rigorosamente europei. Il mastro birraio ha voluto sfidare i luppoli americani ed ha deciso di produrre una birra tutta del nostro continente. "La mia è una dichiarazione d'amore per il luppolo, perché io amo l'amaro ma non certi prodotti estremi americani... Ho dimostrato con questa birra che con i luppoli europei si ottengono birre amare, ma buone e di qualità". Sulla degustazione poco da dire: l'amaro e i sentori di luppolo avvolgono e coinvolgono senza scampo.

La Chocarrubica di Grado Plato è una birra che già dal nome svela la sua storia: sentori di cioccolato e di carrubo la fanno da padrone in un nettare nerissimo e piacevolissimo. 7 gradi alcolici, schiuma abbondante e persistente, ha un aroma inevitabile di carrube, cacao (che vengono aggiunti nella cotta) e caffè, mentre al gusto presenta anche sentori di tostato, frutta secca e liquirizia. Da provare.

Il Birrificio Troll ha presentato la sua "Febbre alta", nata da una vecchia ricetta alpina, si tratta di una birra speciale con spezie ed erbe, prodotta una sola volta l'anno, in primavera, con acqua di montagna e ingredienti "segreti", come la corteccia di un particolare albero che cresce nella valle di Vernante. Deriva da un adattamento di una ricetta del XVII secolo, con utilizzo di 16 tra erbe officinali e spezie che vanno quasi totalmente a sostituire il luppolo. Interessante.

Infine, il Birra del Borgo con la sua Sedici gradi, una birra barley wine barriquata 12 mesi e prodotta con lieviti da champagne. Gradazione altissima e sapore intenso, sicuramente una birra da meditazione, da bere come fosse un liquore e da gustare con piacere.


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