Senza vizi e senza sprechi. La virtù in cucina e la passione degli avanzi di Fabio Picchi

Senza vizi e senza sprechi. La virtù in cucina e la passione degli avanzi di Fabio PicchiUn libro affascinante quello di Fabio Picchi dal titolo Senza vizi e senza sprechi. La virtù in cucina e la passione degli avanzi, edito da Mondadori (pp. 114, euro 16,50). Picchi, in queste pagine dal sapore autobiografico, narra della sua passione per il cibo e della sua peculiarità per il recupero del cibo:

“Avanzi come trame di un tessuto; prezioso per un'economia domestica degli affette e del se stessi. Economia domestica dove le proprie capacità intorno al cibo prendono distanza dagli spregiosi di cattive, giustappunto, cattiverie”.

Per narrare la sua passione, Picchi fa un'operazione interessante: presente il cibo come cura contro i sette vizi capitali (accidia, avarizia, invidia, ira, superbia, lussuria, gola) e, più in generale, come cura dell'anima. La sua virtù in cucina, poi, è tangibile nel modo di presentare le ricette che non sono solo una mera spiegazione di procedimenti e liste della spesa, ma diventano un vero e proprio sentimento che sgorga dal cuore. Ne riporto due – Orecchiette al baccalà mantecato avanzato ed Eros: se fa fame fa bene, se fa sete c'è qualcosa che non va – quale cifra dello stile e dell'arte culinaria di Fabio Picchi.

Se il giorno dopo vi ritrovate con una tazza di baccalà avanzata, fatevi alfieri dell'Unità d'Italia. Cuocete in acqua salata orecchiette pugliesi e versatele ben scolate in un piccola padella dove avrete fatto sciogliere, riscaldandola leggermente, la mantecatura del baccalà avanzato dal giorno prima. Mangiando questo piatto, non vi preoccupate degli effetti collaterali che vi renderanno incapaci, per gioia emotiva, di riconoscere l'inno di Mameli dalla chitarra di Jimi Hendrix.

La seconda ricetta prende l'avvio da una sera in cui Picchi e la moglie rientrano tardi a casa e, pur sapendo che in dispensa c'è poco o niente, la signora desidera qualcosa da mangiare:

Lei andò a cambiarsi per la notte io mi tuffai in cucina per non trovare altro che un nonniente di burro, un po' giallo non esattamente per qualità ma per l'eccesso di permanenza nel frigorifero e un tubetto di pasta d'acciughe già ripulito fino all'inverosimile e del tutto ripiegato su se stesso. Nel portapane, secco e duro, troneggiava un abbondante tocco. Accesi il forno e dopo averlo passato rapidamente sotto l'acqua, lo misi lì dentro a riprendere umida e croccante vita. Mentre tutto questo avveniva, con delle forbicine avevo aperto il tubetto di acciughe per ripulirlo bene bene della pasta residua che misi dentro un pentolino che mi era stato utile per fondere garbatamente il pezzetto di burro residuo. Apparecchiai con assoluto riguardo il tavolo di cucina, accesi una candela e stappai una bottiglia di un fantastico vino toscano. Mia moglie arrivò, si mise a sedere, io aprii il forno, spaccai in due il vaporoso tocco di pane resuscitato e versai all'interno dei due pezzi il burro fuso e acciugato. Una delle cene frugali più buone della mia vita. Nel guardare bene in fondo alla dispensa avevo trovato anche una decina di non esattamente freschi, se pur buonissimi, biscotti di Prato con i quali, inzuppandoli nel vino rosso, finimmo la serata per poi andare a letto abbracciati e felici come non mai.

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