Intervista a Lelio Bottero, consigliere Unionbirrai, sulla Birra Artigianale in Italia

Periodo di grande discussione in tema di birre: l'apertura della nuova Birreria a Manhattan, voluta da Eataly, con la presenza di diverse birre artigianali italiane, l'esclusione della Piazza della Birra al Salone del Gusto, i tanti birrifici che nascono, e le tante manifestazioni dedicate a questo prodotto, stanno portando un gran "fermento" attorno al tema della produzione e del consumo di birra. In questo contesto, qualche giorno fa è nato un post-riflessione del consigliere Unionbirrai, Lelio Bottero, esperto di birre, dal titolo "La Birra Artigianale è morta". Naturalmente diverse sono state le reazioni da parte di produttori ed appassionati. Per capirne di più abbiamo sentito Bottero a riguardo.

Sei uno dei massimi esperti di birre in Italia, nonché profondo conoscitore delle birre artigianali. Come è iniziato questo tuo percorso?
Anche se la definizione “massimo esperto” mi lusinga mi ritengo un semplice “grande appassionato”. La mia passione inizia negli anni 80, quando le prime “birrerie” iniziarono a proporre prodotti alternativi e con gusti insoliti, poi i 10 anni al Baladin, come responsabile commerciale e i relativi contatti con UnionBirrai e gli altri pionieri mi hanno portato a scrivere nel 2005 per le edizioni Gribaudo il libro “La birra artigianale”. Se penso che in soli 5 anni i birrifici nostrani sono più che raddoppiati di numero (passando da 130 ad oltre 300) mi sento anche un pochino responsabile dell'esplosione del fenomeno “birra artigianale” in Italia.

In un tuo recente pezzo sul tuo blog, dichiari provocatoriamente che "la birra artigianale è morta". Eppure l'Italia è uno dei paesi più ricchi di birrifici italiani, e tanti sono gli appassionati che si stanno avvicinando a questo mondo. Perché, allora, è morta?
Il pezzo è volutamente provocatorio e dissacratorio e mi è uscito “d'istinto”, dimenticando la mia parte razionale, ma liberando le dita che, quasi da sole, hanno scritto l'articolo. Ritengo che vi siano spunti su cui continuare a riflettere per evitare che quanto scritto diventi prima o poi una triste realtà. Di sicuro io farò tutto quanto mi è possibile impedire che questo accada.

Se la birra artigianale è morta, cosa ne sarà del mondo della birra? Chi e come si può farla rivivere?
Sicuramente non cambiando l'etichetta, la bottiglia e mettendo una nuova data di scadenza. In realtà è morto solo il modo fanciullesco e disincantato di proporla e l'interesse crescente dei grandi colossi birrari, che non vedono certo di buon occhio la perdita di quote di mercato, mi preoccupa parecchio. Ci si avvicina, e forse troppo in fretta, ad una fase di maturità dove capacità imprenditoriale e solidità economica inizieranno seriamente a fare la differenza, più dell'estro del birraio. Io mi auguro che si ritrovi una comunione di intenti in modo da fornire un'immagine coerente e positiva anche per i “non addetti ai lavori”.

Unionbirrai, di cui sei consigliere, ed altre associazioni si muovono singolarmente per promuovere il mondo delle birre. E' forse questo il problema? Come al solito l'Italia preferisce "il singolo" al "consorzio - comunità"?
La divisione in piccoli gruppi, spesso in lite tra di loro, non giova di certo all'immagine coerente e positiva e crea parecchia confusione. Come consigliere UnionBirrai farò del mio meglio per cercare di avvicinare il più possibile le posizioni, per condividere obiettivi ed idee. Mi auguro di incontrare collaborazione e non posizioni rigide e inconciliabili. Gli stessi birrai tendono forse ad isolarsi un po' troppo, mentre io trovo sempre molto interessante incontrare e discutere, anche animatamente, di questioni comuni. Il riconoscimento di UnionBirrai come interlocutore qualificato da parte dell'Agenzia delle Dogane, i corsi imprenditoriali, di produzione e di degustazione, la collaborazione con il CNA (Confederazione Nazionale dell'Artigianato), e molte altre iniziative sono frutto dell'ottimo lavoro di equipe svolto negli anni passati. Lavoro che va migliorato e che necessita dell'apporto del maggior numero di appassionati e produttori.

Guide, guide, guide. Il giornalista Andrea Scanzi ha ben ironizzato che Guida è il sinonimo di Giuda. Escono diverse guide, con firme diverse, ed in ognuna ci sono giudizi diversi. Un po' come già accaduto nel mondo dei ristoranti e dei vini, dove per capire il vero valore bisogna leggerle tutte e fare una media. Per la birra, alla luce degli errori già fatti con il vino, si poteva evitare? Tutta questa frammentarietà di eventi ed opinioni non confonde di più il consumatore, già diffidente verso questo nuovo prodotto?
Mi cospargo il capo di cenere... avendo redatto nel 2005 la prima guida “di settore” (guida dove in realtà, per mia precisa scelta, non venivano espressi giudizi). Effettivamente è difficilissimo essere obiettivi al 100% e le pressioni esterne, economiche e di amicizia, possono portare a gravi errori di valutazione. Purtroppo anche le guide birrarie hanno ricalcato gli schemi ereditati dal vino, dimenticandosi di Internet e della possibilità di accedere ad una ampissima gamma di informazioni e di coinvolgere un numero elevato di ”degustatori”. Nel campo birra poi vi è l'ulteriore complicazione dovuta alla “spina” e alla bottiglia. Non è facile, ma anche qui si può sicuramente migliorare.

Il problema principale della birra è la mancanza di una cultura sul mondo della birra. Sono ancora in molti ad associare birra-pizza, e a pensare che spendere al ristorante 10 euro per una 75 cl di birra artigianale sia eccessivo (ma ne spendono 30 per una 75 cl di vino). Come risolvere questo gap?
Mentre il vino, complice anche alcol test e tendenze “salutistiche” continua a perdere quote di mercato, la birra tiene abbastanza bene forte proprio della sua semplicità e della sua immagine poco impegnata. Pur essendo ovviamente favorevole alla diffusione della cultura della birra (buona) in Italia, mi piacerebbe che questa diffusione avvenisse in termini corretti e non esaltando, come ora spesso accade, solo prodotti estremi che lasciano disorientati e delusi gli abitué dell'abbinamento con la pizza. Penso che piano piano il gap andrà naturalmente a ridursi, anche se occorreranno ancora anni prima che le due bevande raggiungano un'immagine paragonabile.

Domanda provocatoria: ma il vero problema della birra, è la mancanza di cultura nei consumatori, l'eccessivo egocentrismo di molti produttori e altrettanti degustatori, o la fame di "business" di chi ha capito che può cavalcare l'onda?
Chi riesce a fare business sulla birra, con prodotti onesti e talvolta ottimi, di certo contribuisce alla diffusione del concetto “artigianale = di qualità”, ed invoglia il consumatore ad approfondire ed a conoscere altri “artigiani”, molto meno chi propone prodotti di basso livello solo perché "fare birra” va di moda. Senz'altro la mancanza di umiltà di alcuni personaggi, siano essi produttori o degustatori, inizia ad essere fastidiosa e contribuisce a fornire un' immagine “altezzosa” e, secondo me, molto lontana da quello che la birra culturalmente rappresenta.

Dici in nel tuo post, che la birra è "morta nelle degustazioni dove solo cosa è “strano ed improponibile” viene esaltato". Mi viene da domandarti, allora, cosa ne pensi di quei birrai che iniziano la loro produzione con birre estreme, senza prima esser passati dagli stili più tradizionali e conosciuti?
Cosa è strano ed improponibile (talvolta buonissimo... sia chiaro) viene spesso esaltato nelle degustazioni lasciando intendere che sia il prodotto migliore, quello per cui valga la pena approfondire la conoscenza della birra. Il problema è che queste tipologie difficilmente incontrano il favore del “semplice curioso” (mi ricordo bicchieri a metà di Orval, Lambic o anche di Duchesse de Bourgogne) che, il giorno dopo, torna a bersi un buon bicchiere di vino o, nella migliore delle ipotesi un'onesta weisse. Ho molta stima per i birrai che si avventurano su terreni così difficili e sono sicuro che alcuni di loro diventeranno ricchi e famosi, ma vedo molto difficile riuscire a creare un business su di un mercato così di nicchia, dove i numeri rischiano di essere veramente minimi.

Cosa ne pensi delle attuali normative italiane in merito di birra e su quanto viene o non viene riportato in etichetta?
E' una vergogna (e non solo per la birra)! Trovo vergognoso il fatto che, io consumatore, non sappia dove realmente e da chi viene prodotta la birra che sto bevendo (il codice accisa riportato non mi sembra un'informazione chiara). Sugli ingredienti poi, confido nell'onestà del produttore. Su questa problematica, occorrerebbe un serio codice di autocontrollo che superi le minime indicazioni richieste per legge.

Lelio, per te cos'è la vera birra artigianale?
Lascio ovviamente da parte la definizione “legale” che è legata al dimensionamento dell'azienda (numero di operai ecc ecc) e vado con quella che ho nel cuore. E' quella fatta con passione da persone e non da macchine. É quella dove la figura del birraio è reale, presente ed è quello che “si sporca le mani”, che conosce il processo produttivo ed interviene su di esso. E' quella che all'assaggio mi sa emozionare, con i suoi profumi ed i suoi gusti (ed anche i suoi difetti). E' quella...si è proprio quella!

Un consiglio ai nostri lettori-consumatori, se volessero avventurarsi nel mondo della birra.
Fatelo subito...vi si aprirà un mondo nuovo, divertente, appassionante e molto in fermento.

Ed un consiglio ai produttori, ai degustatori, agli appassionati, a tutti coloro che passeranno a leggere questo post sull'onda del piccolo terremoto che il tuo ultimo articolo avrà generato.
A dire il vero preferirei che fossero loro a dare consigli a me per fare in modo che le mie “funebri” dichiarazioni vengano smentite una ad una. Spero che il “piccolo terremoto” serva a riprendere e potenziare dialogo e collaborazione. L'unico consiglio che mi sento di dare è :partecipate, siate presenti e non abbiate timore a difendere le vostre idee, la vostra passione ed il vostro lavoro. Partecipate alle riunioni, ai blog, ai forum, agli incontri, ascoltate e discutete, arrabbiatevi se è il caso, ma non isolatevi, c'è bisogno di tutti per continuare il percorso e sviluppare nuove possibilità. Concludo con un sentito grazie a te Manila per le domande e la possibilità di potermi esprimere “liberamente” cultura e informazione sulla birra si fanno anche così, con passione, buona volontà e rispetto per le idee altrui.

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