Rubrica Food&Wine Blogs : intervista a Il Cucchiaino di Alice



Eccoci tornati alla rubrica dei Food&Wine blogs italiani che ci hanno colpito per l'originalità, o il tema più frequentemente trattato, oppure uno stile particolare nel comunicare il proprio amore per la cucina. Questa settimana vi proponiamo l'intervista con Miralda, autrice del sito Il Cucchiaino di Alice; diciamo subito che è un sito di ricette dedicate alla cucina per e con i piccoli, parole chiave: svezzamento, no glutine, verdure. Naturalmente c'è anche la sezione per i genitori, con ricette sempre fresche e leggere, immagino per mantenersi vitali e scattanti nel difficile e meraviglioso compito di genitore. Buona lettura con l'intervista al Cucchiaino di Alice.

1) Quando è iniziata la tua passione per la cucina?
Non saprei identificare un momento preciso: credo da bambina quando ho cominciato a “pasticciare” da sola. Non ho infatti una mamma particolarmente appassionata al tema però i profumi, la lavorazione degli ingredienti mi hanno sempre affascinato. Poi negli anni la cucina è diventata anche cultura,occasione di creare qualcosa di buono e possibilmente bello per coloro che amo, al contempo è cresciuta la consapevolezza di scegliere quello che fa bene a me ma anche all’ambiente.

2) Che cosa pensi della cucina tradizionale italiana? E tu, compri local?
Mi considero ben piantata nelle tradizioni culinarie del mio paese, sarebbe impossibile altrimenti. Al tempo stesso ho una curiosità innata verso tutto quello che non conosco e dato che sono di quelli che passerebbero il loro tempo viaggiando mi incurisisce la cucina dei mondi d’altri. Il risultato? Adoro gli spaghetti al cipollotto e pomodorino ma mi capita di cucinare tajine, utlizzare spesso la wok e proporre fin dallo svezzamento cous cous a mia figlia. Cerco, nei limiti del possibile, di acquistare il più possibile a chilometro zero o quasi: scelgo frutta e verdura di stagione e per lo più nazionale. Faccio lo stesso col pesce: che senso ha acquistare pescati dell’Oceano Indiano quando possiamo infornare del pesce azzurro o una spigola dei nostri mari? Della serie “come i nostri consumi possono essere un vantaggio per l’ambiente”. E di conseguenza la mia cucina si adegua a queste piccole regole che tento di trasmettere anche a mia figlia.

3) L'estetica di un piatto può essere definita una forma di linguaggio?
In un piatto conta tutto: il sapore, la vista, il tatto, qualcuno dice anche l’udito. Quando preparo qualcosa l’estetica finale va di pari passo col resto anche se sto semplicemente proponendo una vellutata. Per me è impossibile altrimenti: il piatto va raccontato e comunicato e chi lo riceve deve essere coinvolto in un primo tempo proprio dall’estetica oltr che dai profumi. Coi bambini questo vale ancora di più: i rituali così come il racconto (che non significa puro gioco) può coinvolgerli e farli sentire protagonisti nella preparazione e poi nel “momento pappa”.

4) Ti piace andare al supermercato? Che tipo di consumatore sei?
Non amo i supermercati troppo grandi, tipo centri commerciali. Vado matta per i mercati e i singoli negozi (tipo pescheria, macelleria) dove parli con la persona e scopri un sacco di curiosità. Mi piace acquistare quando sono in vacanza nei posti giusti dal pescatore o dal contadino per la strada: è una mia mania! Lo scorso inverno sono stata per un periodo a Londra e con la pupa e il marito abbiamo passato un’intera giornata al Borough Market, uno dei mercati più belli e spettacolari che abbia mai visto. Certo nella vita quotidiana non è che io bazzichi ogni giorno i mercati ed è più facile finire nella corsia di un supermercato

5) Come e quando ti è venuta l'idea di aprire un blog? E cosa hai imparato da questa esperienza?
Il cucchiaino di Alice è nato in un periodo molto particolare della mia vita dove stavo cercando di capire quale strada prendere. C’era mia figlia, c’erano un sacco di piatti creati per lei dallo svezzamento e reinterpretati spesso per noi e c’era la voglia di riprendere a scrivere. Creare il Cucchiaino è stato naturale, quasi una scelta obbligata che ha fatto bene a me, mi ha reso consapevole di tante cose attraverso gli occhi di mia figlia, mi ha appassionato ancora di più alla cucina e mi ha permesso di riscoprire interi mondi, quasi come ritornassi anche io un po’ bambina. Cosa ho imparato? Che la vita non finisce mai di sorprenderti e la cucina è soprattutto “noi”.

6) Se dovessi consigliare un menu in tre o quattro post, tuoi e di altri, che link ci daresti?
Non è facile comporre un menù, la cucina è infinita (ed il bello alla fine sta qui, no?), a seconda del tempo, della stagione e dell’umore quello che vorrei cambia incessantemente. Vediamo, tenendo conto che mi piacerebbe condividere con mia figlia la mia wishlist e oggi è settembre, ecco qua. ">Il pane allo zucchero di Sigrid, nel post fa riferimento alla sua infanzia: questo potrebbe essere il benvenuto a
colazione. Degli scones al cheddar, che rappresentano un po’ il periodo che quest’anno abbiamo trascorso a Londra e dove con Alice ho cucinato spesso, soprattutto infornando: una zuppa che fa tanto comford food dei Calicanti: ed infine un dolce, perfetto per tutti (allergici e intolleranti compresi).

7) Quali sono i tre Food&Wine blog migliori in Italia e perchè?
Posso dirti quelli che io amo e sento in sintonia con me, che poi siano i migliori ognuno potrebbe avere la propria idea al riguardo. Mi piace leggere Il Cavoletto di Bruxelles, perché la cucina è raccontata con parole e fotografia e per me questo aspetto è fondamentale. Trovo ironico e interessante Dissapore, che poi fa parte di un network di blog tutti da leggere (da Papero Giallo a Spigoloso). Infine ci metterei La Cucina di Calycanthus, le foto hanno un’atmosfera che va al di là della ricetta stessa, resto spesso incantata per il tipo di ricette e la presentazione finale.

8) Qualche errore che ti è capitato?
Errori o orrori in cucina me ne capitano:-). Un mio problema, spesso, è l’incapacità di seguire per filo e per segno una ricetta e voler fare delle mie divagazioni: abitudini simili sono una catastrofe, ad esempio in pasticceria, dove la precisione e l’essere quasi scientifici sono fondamentali. Ho pasticciato parecchio prima di riuscire a fare delle geleè alla frutta decenti e non sono ancora venuta a capo di una Sacher che mi ricordasse veramente Vienna :-)

9) Cosa non mangeresti mai?
Oltre a prodotti troppo non local ci aggiungo tutta una serie di cose quasi ovvie come insetti e vermi, ci aggiungo rane, lumache (ebbene sì, alla faccia dell’escargot), sanguinacci vari, animali in via di estinzione... per il resto nel corso dei viaggi ho assaggiato di tutto, in condizioni a volte ridotte all’essenziale. Ecco non riassaggierei una specialità del Madagascar a base di acqua ricavata da una cottura prolungata fino alla bruciatura del riso, provata al “ristorante” di un vilaggio dove le pentole bollivano sul pavimento.

10) Un ricordo gastronomico d'infanzia:
Ti nomino due cose agli antipodi in quanto a leggerezza. Il primo è un risotto al prezzemolo che risale ai tempi dell’asilo: in realtà non credo che in quanto a preparazione fosse da chef ma il suo profumo mi riconduce immediatamente ad una Miralda piccola, veramente piccola. Il secondo invece è legato a mia nonna, di orgini romane, trapiantata per un breve periodo in Puglia e poi vissuta a Milano. Uno dei suoi piatti forti sono le polpette fatte con abbondanza di tutto e un impasto di carne e patate. Capitava che le arrostisse nel pieno del pomeriggio e finiva che se passavo facevo merenda a base di polpette piuttosto che tè e dolcetti. Non so se come madeleines possano funzionare...

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