Mangiare "locale"

Allora, in giro sui food-blog internazionali in questo periodo è tutto un parlare di "eating local", ossia di preferire, nella propria dieta, l'assunzione di prodotti tipici locali e cibi comunque coltivati o allevati sul posto.

Qui ad esempio ne parla World on a Plate, osannando l'idea alla base di questa filosofia. Qui addirittura un gruppo, il Locavores, nato per promuoverla.

Io, per dirla tutta, essendo pragmatica ed avendo smesso di sperare ormai da anni che Utopia esistesse, sono più orientata verso la visione espressa bene da Cooking with Amy: insomma, sì, per carità, è pur vero che sarebbe bello, in un mondo perfetto, mangiare solo prodotti del luogo dove si vive. Però, però...

Ecco le motivazioni di Amy, che condivido:


  1. non è sostenibile (ossia non è propriamente vero che si contribuisce allo sviluppo dei coltivatori locali; se i piemontesi mangiassero solo prodotti piemontesi ed i siciliani solo siciliani, probabilmente molte strutture che vivono sul mercato extra-regionale dovrebbero chiudere)

  2. la globalizzazione in fondo non è del tutto sbagliata, almeno, quando ci consente di trovare anche vicino a noi cibi che provengono da oltrefrontiera o dall'altro capo del mondo, e per cui alcuni (magari non molti) sono disposti a pagare anche parecchio, mantenendo le economie globali

  3. è elitario. Difficile poterselo permettere, il mangiare solo "locale", per un fatto di tempo e denaro

  4. poco accessibile. Come fanno le persone che non vivono vicino a luoghi di produzione ? (questa riflessione è sicuramente più valida in America)

  5. è una questione di mercato: se il prodotto locale è meno buono di quello che arriva da un'altra regione, perché devo comprare quello locale ?

Vero. Almeno secondo me.

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