Gastronomiche trasgressioni di un bambino

Su Papageno (andando per sapori tra Adige e Danubio), lo scrittore Carlo Sgorlon ricorda le scoperte proibite della cucina contadina e il vivere del mondo.

Nell’antro delle ragazzine, naturalmente in assenza della gigantessa zoppicante e sempre vestita di nero, come una vedova, mangiai altre cose che non erano mai apparse sulla tavola dei miei nonni, per esempio i “croz”, ossia le rane, ghiotte anch’esse, ma troppo piene di ossicini e di aspetto per qualche verso inquietante. Molto più tardi ebbi occasione di vedere dei feti, conservati in formalina per ragioni scientifiche.
Mi ricordarono subito i “croz” mangiati nella spelonca fumosa che si apriva sotto l’appartamento dei miei nonni, che la segnavano senza averla mai vista.
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