Conoscere le erbe: l’alloro


Cos’hanno in comune un poeta di fama, uno sportivo campione olimpico nella disciplina prescelta e un qualunque giovane laureato? La chiave sta proprio in quest’ultima parola: laurea, che etimologicamente viene dalla radice di lauro, cioè l’alloro.

Questo perché nell’antica Grecia i vincitori dei giochi Delfici o Pitici ricevevano in premio una corona d’alloro intrecciato (al posto delle moderne medaglie) e perché sempre una corona di questa pianta costituiva il massimo riconoscimento per un poeta, che diventava, quindi, ‘laureato’.

Ancora oggi, soprattutto nel nord Italia ma non solo, si usa intrecciare alcuni rami di questa pianta e fermarli con un nastro rosso per poi incoronarvi il neodottore appena uscito dalla seduta di discussione della tesi.

Ma le origini dell’alloro ci portano a galla un’altra leggenda: sembra che in questo albero venne trasformata da Zeus, che ne ascoltò la preghiera, la ninfa Dafne, nell’estremo tentativo di sfuggire all’amore di Apollo. In tutta la storia, ovviamente, c’era lo zampino di Eros… comunque fatto sta che in greco alloro si dice, appunto, ‘dafne’ e per molto tempo si credette che sistemare una pianta di alloro davanti alla porta di casa preservasse questa dai fulmini, proprio grazie al rispetto del signore dell’Olimpo verso la povera ninfa.

Dubito che questo abbia un valore scientifico, ma non per questo dovete sottostimare questa pianta della quale proprio non si butta niente: dai frutti, infatti, si ricava un potente unguento antiparassitario, dalle bacche bollite un’ottima acqua per i pediluvi che toglie la stanchezza e limita la sudorazione, mentre se le pestate ecco un efficace rimedio per le contusioni, tranne se siete in Emilia Romagna, dove si preferisce utilizzarle per preparare il liquore Laurino.

Le foglie, poi, hanno innumerevoli usi: tengono lontane le tarme dagli armadi e preservano i libri e le pergamene, ma è in cucina che trionfano. Oltre a decotti rinfrescanti e digestivi, si impiegano per aromatizzare minestre, stufati, arrosti e pesce, rendono più digeribililegumi le ricette a base di legumi e non perdono mai il loro profumo, neppure dopo la cottura.

Sulle proprietà terapeutiche dell’alloro, nei secoli, è stato detto di tutto: già Ippocrate lo utilizzava per alleviare i dolori del parto e come rimedio contro la sciatica: in seguito fu impiegato contro la scabbia, l’alopecia, i reumatismi e la gotta e addirittura come cura per la peste.

Oggi è accertato che l’alloro abbia proprietà antipiretiche, che sia utile per guarire le distorsioni e curativo per il sistema nervoso, inoltre, è un vero toccasana per lo stomaco: favorisce la digestione, calma dolori e bruciori, protegge le mucose.

E anche oggi concludiamo con una curiosità: una corona d’alloro è il simbolo che negli anni Trenta il tennista Fred Perry scelse come caratteristico della propria linea di abbigliamento, particolarmente di moda tra i giovani del movimento Mod britannico negli anni Sessanta.

Foto | Flickr

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