Conoscere le erbe: il dragoncello


Vi do un indizio: è il fratello, totalmente innocuo, dell’assenzio; il suo sapore ricorda un incrocio fra anice e finocchio… cos’è? Se a questa domanda avete risposto artemisia, dragone, piccolo drago, erba dragona, estragon o addirittura dracunculus, allora avete indovinato: è il dragoncello.

Molto utile se siete stati morsicati da un drago (questa l’etimologia del suo nome, ma molti pensano sia da ricondurre al groviglio delle radici che ricordano un drago), anche se soffrite di dismenorrea, avete bisogno di camminare senza fatica per centinaia di km (per questo gli antichi greci se ne infilavano ramoscelli nei calzari), avete poco appetito o fate fatica a digerire (questo lo credevano gli arabi) e avete tanta paura del dentista da necessitare di un buon anestetico.

L' uso principe del dragoncello, ovviamente, è in cucina, dove lo troviamo fresco nelle insalate, in piatti di pesce o frittate, mentre secco è spesso usato per aromatizzare formaggi, salse e ripieni, ma è assolutamente da provare anche con il pollo e i frutti di mare. Con gli steli appena colti, inoltre, si prepara un aceto particolare e dalle foglie essiccate si ricava un’ottima tisana contro l’insonnia e la costipazione.

Al di là delle credenze che lo hanno accompagnato nel tempo, facendolo giungere dalla Siberia, di dove è originario, fino a noi grazie a Carlo Magno e ai frati dell’Abbazia di Sant’Antimo che lo hanno amorevolmente coltivato, il dragoncello, è scientificamente accertato, ha proprietà toniche, digestive e antisettiche.

Se volete cimentarvi nella sua coltivazione, vi sarà utile sapere che ne esistono due qualità: quella russa, i cui semi possono essere piantati, e quella francese, più pregiata e profumata, che però ha semi sterili e si può riprodurre solo per talea.

Ricordate di non cogliere le foglie prima che i piccoli fiori si schiudano, in modo da conservare intatto tutto l’aroma; se preferite essiccarle per conservarle a lungo, un buon consiglio è tritarle, mescolarle a del burro e formare così piccoli panetti monoporzione da tenere in frigorifero avvolti in carta da forno, o addirittura da surgelare.

Un’ultima curiosità, che spero qualcuno di voi potrà spiegarci nei commenti: dragoncello è anche il nome di un pesce di mare (pensate che follia cucinare il dragoncello al dragoncello!) e di un quartiere alla periferia di Roma, lungo la strada che unisce la capitale al mare.

Foto | Flickr

  • shares
  • Mail