Conoscere le erbe: la lavanda


Lavandula era una fata molto bella, con i capelli biondi e gli occhi azzurri, che veniva dalle montagne di Lure. Un giorno, mentre sfogliava il suo libro dei paesaggi per decidere dove andare a vivere, si fermò su un’immagine della Provenza, restandone scossa, tanto era incolta e brulla quella terra.

La sensibile fata si commosse a tanta desolazione e due lacrime le caddero sulla pagina, macchiandola. Non riuscendo a pulirla, Lavandula colorò di azzurro l’intera immagine ed è proprio da allora che i campi della Provenza sono benedetti dalla crescita di tutta quella lavanda…

In realtà, poco di certo si sa sulle origini di questa pianta, molto usata in cucina, nella cosmesi e in erboristeria. C’è chi dice che venga dal Nord Africa, chi opta per l’Arabia, ma diciamo che il mondo moderno si accorse della sua esistenza circa 200 anni fa grazie ai mercanti di profumi francesi.

Non troppo tempo fa, René Maurice Gattefossé, il padre dell’aromaterapia moderna, inserì la lavanda a buon diritto tra le erbe utili per lenire le scottature, ma già in epoca elisabettiana, in Inghilterra, la lavanda era diventata protagonista di un omonimo profumo molto di moda tra le nobildonne, mentre nel 1700 in Francia il suo uso come deodorante per ambienti aveva praticamente inventato il pot-pourri.

Nel Medioevo veniva usata per preparare un medicinale per lo stomaco, ma anche come disinfettante per i pavimenti; la sua spiga, inoltre, era considerata un talismano che teneva lontani le disgrazie e i demoni, donando a chi lo possedeva prosperità e fecondità. Ancora prima, infine, i Romani profumavano bagno e unguenti con fiori di lavanda, e gli Egizi ne estraevano l’olio essenziale che utilizzavano nel processo di mummificazione.

Oggi sappiamo per certo che la lavanda allevia le emicranie, ha effetti positivi su chi ha problemi di digestione lenta, è rilassante e antisettica. E ancora, è un’efficace espettorante: pensate che si credeva fosse capace di curare la peste!

In cucina, invece, oltre al proverbiale miele alla lavanda, i suoi fiori, che si possono mangiare anche canditi, sono usati per aromatizzare marmellate, vini e liquori, o per profumare l’aceto, ma, dosata sapientemente con altre erbe, esalta il sapore degli stufati e di altri piatti elaborati a base di carne.

Se ne volete tenere a portata di mano sempre un pochino, il mio consiglio è di essiccare i fiori tenendoli in una scatola di latta: potrete chiuderli in sacchetti con cui profumare armadi o cassetti e allontanare così le tarme, o lasciarli macerare nell’alcol per preparare un olio cosmetico casalingo, ottimo rimedio anche contro le zanzare, oppure tritarli, una volta secchi, e bruciarli come incenso aromatico.

Un’ultima curiosità: la lavanda è chiamata anche “spighetta di San Giovanni”, perché fiorisce in estate proprio intorno a questo periodo e il suo colore (il color lavanda, appunto), è considerato in cromoterapia la tinta del silenzio, della contemplazione e della spiritualità.

Foto | Flickr

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