Conoscere le erbe: la mentuccia


Vi è mai capitato d’estate di passeggiare su un prato secco che letteralmente scricchiola sotto le vostre scarpe? Ebbene, nonostante sia quasi totalmente invaso dalle sterpaglie, qua e là si vedono rare macchie di azzurro: sono i fiorellini della mentuccia, che sprigionano un intenso profumo di limone del quale vi accorgerete avvicinandovi.

I gatti, ad esempio, lo sanno bene e conoscono empiricamente i benefici effluvi di questa piantina che tiene lontane le pulci: non sarà raro, infatti, vederli strofinarsi contro le foglioline (più piccole e arrotondate di quelle della sorella maggiore, la menta) di questa pianta, nel caso che ne teniate un vaso in casa.

Non va confusa, però, con l’erba gatta, nonostante i tanti nomi con cui è conosciuta nella nostra penisola e all’estero: field balm in America, qui da noi è puleggio, calameinta, nepitella ma, soprattutto, mentuccia nella Tuscia, che è la sua terra natale e dove, tra l’altro, si trova il paesino di Nepi che potrebbe essere l’origine dell’altro suo nome.

In effetti gli Etruschi già la usavano, ma secondo un’altra ipotesi il nome nepitella deriverebbe dal termine arabo ‘nepa’ con cui si indicava lo scorpione: si credeva, infatti, che un impacco di quest’erba funzionasse contro la puntura di scorpione e come antidoto al morso di alcuni serpenti. I Romani, invece, la utilizzavano in cucina: Apicio la nomina come ingrediente per la salsa che condiva le carni di uccelli e il pesce.

Anche oggi, d’altronde, è molto usata in tutta Italia per aromatizzare piatti come le zuppe di funghi prataioli, le lumache, il pancotto con l’aglio, la zuppa di pesce che si prepara sul lago di Bolsena, l’acqua cotta e poi, naturalmente, nella grande cucina romana per il condimento delle puntarelle e nel trito con il quale riempire i carciofi.

Sul piano officinale, la mentuccia risulta essere un buon digestivo e avere proprietà espettoranti, carminative, stimolanti e stomachiche. Il suo infuso, in particolare, avrebbe un’azione eccitante analoga a quella del tè: questo, almeno, è quanto ci tramanda la sapienza contadina. Se non avete vicino un prato dove cresca spontaneamente e non potete coltivarla, tenete presente che si può anche essiccare.

Foto | Flickr

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