Conoscere le erbe: il prezzemolo


C’era una volta un magnifico giardino di proprietà delle fate, dove erano piantate splendide piante di prezzemolo. Una donna incinta che abitava poco lontano, al vedere tutto quel ben di Dio e in preda alle voglie tipiche della gravidanza, ogni giorno si recava di nascosto nel giardino per rubare un po’ di prezzemolo e mangiarlo.

Le fate presto se ne accorsero e decisero di perdonare la donna a patto che questa chiamasse la figlia che portava in grembo Prezzemolina e che la donasse alle fate una volta nata. Da grande Prezzemolina era a casa delle fate a fare le pulizie e queste la minacciarono: se non finiva le faccende entro sera l’avrebbero mangiata! Per fortuna che in suo aiuto arrivò Memé, il cugino delle fate, che le dette una mano in cambio di un bacio.

La sera, però, le fate trovando tutto pulito s’insospettirono e decisero di mangiare ugualmente Prezzemolina. Per fortuna, ancora una volta arrivò Memé a salvarla gettando le perfide fate nell’acqua bollente. I due, poi, ormai innamorati, si sposarono e vissero felici e contenti in un grande castello.

Questa è una vera e propria favola, ma devo dire che il prezzemolo, cercando un po’ in rete, è davvero sempre stato una pianta che ha suscitato ispirazione in molti. In particolare, un filo conduttore tra le varie credenze ad esso legate, c’è quella che lo vuole una sorta di trait d’union tra il mondo dei vivi e quelli dei morti.

Già Greci e Romani, infatti, lo usavano come segnaposto nei banchetti funebri e lo disegnavano sulle tombe come simbolo di lutto, attribuendone l’origine ad Archemoro, araldo della Morte. Sempre nell’antichità, poi, le donne che volevano abortire ne ingerivano enormi quantità, rischiando, tra l’altro, di rimanere avvelenate.

Certamente, però, le ‘interpretazioni’ più interessanti sono quelle del mondo contadino: in Toscana ad esempio, una volta si diceva che il prezzemolo non andava trapiantato, altrimenti sarebbe morto qualcuno in famiglia entro l’anno; se si sradicava, invece, si permetteva al demonio di entrare in casa.

Nella zona del Mugello, inoltre, quando moriva qualcuno, se ne gettava un ciuffetto nel camino: se il fumo usciva bianco l’anima era in paradiso, se era grigio in purgatorio, ma se era nero significava che era finita all’inferno!

C’erano poi i poeti che avevano perso l’ispirazione e la ricercavano cingendosi le tempie di una corona di prezzemolo, o le mamme che esortavano i bambini a lavarsi le orecchie minacciandoli con l’ipotesi che altrimenti vi sarebbero cresciute piante di prezzemolo! E certamente, se siete già genitori, non vi sarà sfuggito l’uso che se ne fa contro la stitichezza dei neonati…

Diciamo che ancora prima di arrivare in cucina il prezzemolo è un arbusto molto prezioso da un punto di vista officinale, spesso considerato panacea per tutti i mali. Di certo si sa che fa bene al fegato, all’espulsione dei calcoli renali, è stato usato come surrogato della china nelle febbri malariche, per curare gli ascessi e le infiammazioni, addirittura è considerato un rimedio per il mal d’auto e un potente afrodisiaco.

Ricco di vitamine, è certo indicato per la cura dei capelli e della pelle, contro i dolori e per le affezioni delle vie urinarie e della vescica in particolare, ma occhio a non usarlo se soffrite di insufficienza renale o di cuore. Controindicato l’uso anche per i nostri amici gatti e i pappagalli per i quali è un vero e proprio veleno.

Torniamo in cucina, in cui lo troviamo impiegato con ottimi risultati praticamente ovunque, tanto che si dice “stare in mezzo come il prezzemolo”. Arricchisce pietanze cotte e crude, salse e ripieni, brodi e minestroni. Ottimo anche per carni o pesci, è importante tuttavia consumarlo crudo per mantenere intatto tutto il suo sapore. Tra l’altro è anche molto semplice da coltivare in qualunque orto, giardino, terrazza e perfino davanzale!

Foto | Flickr

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