Conoscere le erbe: la porcellana


Probabilmente era più conosciuta in epoca romana che adesso, questa pianticella il cui nome non ha nulla a che fare, contrariamente alle apparenze, con la ceramica, ma sembra piuttosto derivare dal termine porcella, ovvero conchiglia. Secondo un’altra suggestiva ipotesi, la porcellana sarebbe l’erba “apprezzata dai porci”; in latino, infine, si trova indicata anche come “portulata”, ossia piccola porta… chissà perché, poi.

Oggi, come dicevo, nonostante sia molto comune e fiorisca dalla fine della primavera ai primi geli, è un’erba pressoché sconosciuta, anzi, ritenuta spesso infestante, quindi, per scoprire qualcosa in più su di lei, dobbiamo risalire ai nostri antenati, che ne avevano carpito tutti i segreti, nonostante venisse dall’Oriente.

Chiariamoci subito: non è un’erba afrodisiaca, quindi non vi ringalluzzite troppo, anzi, pare che faccia esattamente l’effetto contrario. Plinio, però, la considerava ugualmente magica, sperimentata la sua proprietà di guarire da febbri alte di origine misteriosa e di togliere il malocchio lanciato su animali o persone.

I Romani la masticavano come antidoto ai morsi di bestie velenose, oppure la spalmavano sulle ferite, pestata nel vino o nel miele placava i dolori provocati dalle ulcere, mischiata a polenta era ottima contro il mal di testa e le ernie, mentre sciolta nel latte costituiva un rimedio miracoloso per gli occhi.

Ancora: sminuzzata con le fave o unita a una punta di sale e aceto, curava le piaghe purulente e le pustole, addolcita con la mirra serviva a rinforzare i denti mobili, a placare la sete e a migliorare la voce; lavorata con i semi di lino si pensava desse beneficio alle mammelle, con la creta, si usava contro l’asma, unita al cumino era efficace contro il vomito, la dissenteria e gli ascessi.

La porcellana veniva somministrata anche agli epilettici, proprio per certe sue qualità ritenute ‘misteriose’, alle donne per alleviare i dolori del ciclo mestruale e infine a chiunque, nell’insalata, nella convinzione che facesse bene e corroborasse lo stomaco.

E allora che aspettate ad adoperarla in cucina? È ottima sia cruda che cotta, come ingrediente nelle salse robuste a base di yogurt o mostarda, nelle frittate o nelle insalate in accompagnamento al crescione e ai pomodori. Ha una specie di copertura mucillaginosa che potrete apprezzare meglio se fritta in pastella, o che potrete utilizzare come addensante, vero e proprio sostituto della fecola di patate, per restringere i brodi o i sughi degli stufati.

Foto | Flickr

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