I personal chef

Il Chicago Tribune si occupa dei personal chef, i cuochi professionisti che, invece di lavorare nei ristoranti, lo fanno per privati (abbienti) cittadini.

David MacKay ha fondato nel 1992, insieme alla moglie l'United States Personal Chefs Association. Da allora l'organizzazione ha formato 5.500 cuochi che lavorano in proprio. Una sorta di freelance dei fornelli. Un altro gruppo, l'American Personal Chef Association, fondato nel 1996, ha preparato 3.000 persone. Numeri di tutto rispetto.

Anche questa professione presenta lati bui: il primo, forse, è la scarsa renumeratività che, però, consente di lavorare nel settore culinario con orari quasi d'ufficio.

Un altro problema può nascere dall'isolamento che si prova nel starsene 8 ore a lavorare in una cucina estranea.

L'83% dei personal chef americani sono donne, e l'età media è di 40 anni. Nel 40% dei casi questi cuochi hanno seguito corsi professionali d'arte culinaria.

MacKay evidenzia che, se oggi l'avere una donna di servizio non sia più un indicatore dello stato sociale quanto piuttosto una forma di risparmio di tempo per chi lavora, lo stesso si può dire per chi decide di assumere un personal chef. Non più ostentazione, quindi, ma necessità.

Ulteriori sviluppi occupazionali sono previsti per i prossimi 10 anni, soprattutto per chi si specializza in temi quali famiglie con bambini, anziani o regimi dietetici particolari.

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