Conoscere le erbe: il rosmarino


Avete presente quando sfornate una teglia di patate al forno, ancora sfrigolanti, e il profumo inconfondibile del rosmarino si sprigiona in tutta la cucina? Sfido io che l’aroma di questa pianta abbia ispirato l’umanità che epoca dopo epoca gli ha attribuito proprietà e origini avvolte dal mito.

Credo sia impossibile dar conto di tutte le leggende che avvolgono la nascita del rosmarino, ma noi, beh, ci proviamo. Ovidio ad esempio, nelle sue Metamorfosi, ci racconta la storia della principessa Leucotoe, figlia del re di Persia. Di lei Venere fece innamorare follemente il suo sposo, Apollo, per vendicarsi di quando lui ne aveva scoperto il tradimento con Marte.

Apollo bruciava di passione, che non poteva consumare perché la giovane non era mai sola. Quando alla fine vi riuscì, l’idillio durò poco: la ninfa Clizia, segretamente innamorata del dio del Sole, rivelò quanto accaduto al padre della principessa, che per punire la sua debolezza la fece seppellire viva.

Apollo non poteva far nulla, se non deviare i raggi de sole verso la tomba di Leucotoe affinché la ragazza avesse un po’ di luce e proprio lì germogliò questa pianticella dai fiori turchini. Per le civiltà antiche, dunque, il rosmarino fu simbolo di immortalità: gli egizi credevano che rendesse agevole il viaggio dei defunti verso il regno a loro destinato; per i romani era anche il simbolo del focolare domestico: con esso incoronavano i Lari, le divinità della casa, e poi lo bruciavano in loro onore al posto dell’incenso, ma pare che se ne servissero anche come amuleto per superare gli esami.

In epoca cristiana si diffuse la credenza, che aveva avuto origine in Andalusia, che il rosmarino inizialmente aveva fiori bianchi. Poi, alla sua ombra si nascose Maria con in braccio il piccolo Gesù in fuga verso l’Egitto e da allora i fiori, che avevano toccato il manto della Vergine, ne presero il colore azzurro.

Nel Medioevo si pensava che il rosmarino fosse magico e dal legno si ricavava un estratto con cui si confezionavano talismani, portafortuna e addirittura un infuso utile contro la calvizie. In campagna, fino a due secoli fa, era in voga la convinzione che portare fiori di rosmarino a contatto con la pelle vicino al cuore donasse felicità o che un rametto in un vaso allontanasse dalla casa le malattie favorendo la memoria, come scrive anche Shakespeare nell’Amleto. In effetti veniva bruciato per bonificare l’aria nelle stanze degli ammalati e durante le pestilenze nascosto in tasca o nei manici di scopa pronto da annusare in caso di cattivo odore.

È particolarmente curiosa una leggenda che si racconta in Sicilia, e che probabilmente risale all’ipotesi che l’etimologia della parola rosmarino debba riferirsi a ‘ros marinus’, rugiada del mare, o al massimo a ‘rosa marina’, ossia rosa di mare. Un giorno una giovane sterile, passando accanto a una rigogliosa pianta di rosmarino che cresceva in un giardino, fu colta da rabbia per la propria sorte.

In seguito, però, scoprì di essere incinta e partorì un ramoscello di rosmarino che piantò e curò sempre con molta attenzione, almeno finché il nipotino del re di Spagna non lo rubò e lo portò con sé. Il giovane, divenuto un re molto saggio e amante della musica, era solito scendere il giardino a suonare il flauto.

Un giorno, mentre suonava, gli parve di vedere una fanciulla di nome Rosamarina che spuntava dal ramoscello di rosmarino e se ne innamorò. Di lì a poco, però, dovette partire per la guerra e affidò la cura della pianta al suo giardiniere. Le sorelle del sovrano, però, gelose, malmenarono la pianta fino a farla appassire.

Il giardiniere, per paura che il sovrano lo punisse, fuggì su un albero e vi si addormentò. A un certo punto, però, fu svegliato dalle voci di una coppia di draghi che impietositi dalla vicenda, avevano deciso di sacrificarsi per far tornare in vita Rosamarina: il giardiniere con il sangue dell’uno e il grasso dell’altra fece una mistura che non solo risuscitò la pianta, ma la fanciulla, spezzato l’incantesimo, non si trasformò più in rosmarino e poté sposare il suo principe.

Molti grandi personaggi, ci tramanda la storia, erano influenzati dall’aroma del rosmarino: la regina Isabelle d’Ungheria, ormai settantenne, pare che con un elisir riuscì a ringiovanire a tal punto da essere chiesta in sposa dal re di Polonia. Non si conoscono le dosi di questo composto miracoloso, ma gli ingredienti sì: oltre al rosmarino, lavanda e menta.

A Napoleone ricordava probabilmente la natìa Corsica, dove il rosmarino cresce spontaneamente, ed era convinto che lo aiutasse a preparare i piani di manovra degli eserciti. Usava, infatti, un’acqua di colonia al rosmarino in dosi impressionanti.

Alcune credenze diverse sono accomunate dal legame ipotizzato tra il rosmarino e le questioni di cuore: c’era chi credeva che stimolasse i ricordi amorosi, chi lo usava per risollevarsi dalla malinconia per un amore lontano, chi lo poneva sotto al cuscino per mettersi in contatto con l’antico mondo e vedere, almeno in sogno, l’amato.

Non mi prolungherò sugli usi in cucina del rosmarino, sui quali certamente sareste voi a poter insegnare a me, ma sulle preparazioni ‘miracolose’ che lo vedono protagonista. Una è certamente ‘l’aceto dei quattro ladri’, che nel 1631 durante la pestilenza di Francia continuarono imperterriti a saccheggiare le case, immuni al morbo grazie a questo impasto di cui si cospargevano il corpo e che univa al rosmarino cannella, ginepro e altre erbe e spezie.

Poi c’è il ‘balsamo Tranquillo’ inventato dall’omonimo frate cappuccino che per curare i reumatismi. Molto efficace anche il consiglio del medico seicentesco Donzelli che consigliava di battere e poi cuocere i fiori di rosmarino con lo zucchero come giovamento al cuore e al sistema nervoso.

Infine c’è ‘l’acqua o guazza di San Giovanni’, della quale sono note diverse ricette che variano da regione a regione, anche se la più comune prescrive rosmarino unito a ruta, lavanda e iperico. L’importante era raccogliere tutte le erbe necessarie il giorno prima della festa, che cade il 24 giugno, lasciarle macerare tutta la notte e la mattina lavarsi con quell’acqua, per preservare la pelle, ma anche per aumentare la fecondità. Le massaie, poi, preparavano il pane con quest’acqua delle meraviglie.

Vi saluto con un ultimo consiglio, più calato nella realtà di oggi: provate a regalare composizioni di fiori e rosmarino quando andate a trovare un amico; nel linguaggio dei fiori, infatti, significa “sono felice di vederti”. E pensare che io lo usavo soltanto chiuso in sacchetti per profumare gli armadi…

Foto | Flickr

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