Una gelateria gonfiabile - e gonfiata

Da quando sono arrivata a Torino a trascorrere due settimane con i miei ho frequentato un po' il Centro.

La prima sera da autoctona, alla disperata ricerca di un dessert dopo un'ottima pizza allo Sfashion Café, sono incappata in una gelateria nuova, Riva Reno, in Via Lagrange (verso C.so Vittorio).

Mi hanno colpito le scritte sulla vetrina e sull'interno (su un muro coperto poi da un rivestimento gonfiabile e trasparente), che simulano un racconto giallo, e, incuriosita, mi sono lasciata tentare.

La prima cosa che ho notato, ahimé, l'incapacità e la poca cortesia del ragazzino che aveva l'ingrato incarico di servirci. Evidentemente il figlio della titolare. Evidentemente anche lei non gelataia di professione (ma forse ex-desperate housewife a cui il marito ha preferito intestare un locale commerciale che spendere tutti i suoi, di lui, soldi, in palestre ed interventi estetici).

Insomma, la scelta è tra gelati diversi dal normale, a partire dai nomi. Alice, Leonardo, ... il Gianduja stesso non è quello classico, ognuno ha un qualcosa che lo rende particolare, un ingrediente, una sfumatura. Ed il gelato la prima sera mi è pure piaciuto.

Certo, all'atto del pagamento, una coppetta piccola ed una cialdona (questa a peso), 7 euro, mi sono sembrati tantini. Ma per un buon gelato poteva anche andare.

L'indomani ero di nuovo in Centro, e di nuovo sono passata di lì. Il presunto figlio della titolare era stato sostituito da una presunta au-pair spagnola, piuttosto svestita ma anche lei poco competente nel preparare i coni, in compagnia della presunta padrona che, appena finito di servire il cliente prima di me, senza salutare né niente si è infilata nel retro a telefonare ad un'amica, lasciando la poveretta ad armeggiare con le palette.

I 10 gusti al secondo giro già sembrano pochi, ma è questione psicologica, I know. Mi lancio e prendo uno con del mascarpone. Dopo una mezz'oretta mi assalirà un mal di pancia colossale, che potrebbe essere stato causato o dal cibo, ottimo, de La Spada Reale (che mai in passato mi ha dato problemi, quindi tendo a scagionarlo) o dal gelato suddetto. La coppetta piccola, ed è piccola per davvero, 1.80 euro. E se si ha la sfortuna di chiedere ben due gusti, che almeno si dica per primo quello che piace di più, perchè con quello, qualsiasi sia, senza tener conto della preponderanza dei gusti, verrà rimpinzata la coppetta. Del secondo, solo una piuma, messa lì cercando di non sporcare la paletta.

Il giorno successivo, essendo masochista, ci riprovo. A pranzo. Quelli davanti me prendono 2 cialdone a peso, forse per evitare il pranzo, e spendono 9 euro. E di gelato, sinceramente, per 9 euro non ce n'era.

Io rimango sul piccolo, un cono 'stavolta, nella speranza di mangiarne la cialda, che normalmente mi piace. Ma i 10 gusti, in 3 volte, escludendo quello al mascarpone che mi fa impressione solo a leggerlo (e quindi credo fosse il colpevole del giorno prima) e quello al caffé, lasciano poco spazio alla fantasia.

La stagista armeggia sempre a fatica. La padrona continua a stare al telefono con le amiche.

Il cono si rivelerà complesso da mangiare, per forma e consistenza della cialda. Buttato via dopo mezzo boccone. A quel punto era meglio la coppetta, a pari prezzo è più capiente, per come lo riempiono lì.

Scopro il prezzo al Kg del gelato: 18 euro, che qui a Torino è almeno una volta e mezza la media accettabile.

Giudizio finale: da passarci una volta magari va bene, ma la gelateria gonfiabile, se non si sgonfia da sola, mi sa che dura poco...

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