Conoscere le erbe: il biancospino


Altro che camomilla o valeriana: il vero rimedio per l’insonnia è nascosto, come un candido segreto, in questa pianta dall’aspetto incantevole, dai fiori candidi come la neve e i frutti scarlatti come il fuoco.

Nel ciclo bretone, infatti, si narra che tra le fronde del biancospino dorma Mago Merlino, trasformato in pianta da Viviana, dopo che ella gli ebbe carpito tutti i segreti nella foresta fatata di Brocelande. Merlino si era innamorato di lei e le aveva insegnato le arti magiche, pur sapendo che le avrebbe usate contro di lui. Per incantare Merlino e sprofondarlo in un sonno ipnotico, Viviana si servì proprio del biancospino che favorisce il rilassamento e allenta i freni inibitori.

Molto presto il biancospino venne associato, in miti e leggende, a Gesù: secondo una delle più diffuse, un giorno la Madonna mise i ‘pannolini’ del Bambinello ad asciugare su una siepe che poi si ricoprì di fiorellini bianchi; nel Medioevo, invece, questa pianta veniva indicata come provenienza dei rovi della corona di spine con cui Cristo salì sulla croce.

A proposito della morte di Gesù, una storia inglese che circolava tra i Templari affermava che Giuseppe d’Arimatea, l’unico membro del sinedrio contrario alla condanna di Cristo, dopo averne raccolto il sangue nella famosa coppa del Sacro Graal, scappò in Britannia, e qui, una volta arrivato, piantò il suo bastone proprio dove fiorì una pianta di biancospino. Iin quel punto venne costruita la prima chiesa d’Inghilterra.

Oltre a Gesù, il biancospino è un fiore che spesso è stato legato alla Vergine Maria, in quanto simbolo di purezza: i Greci lo usavano per le decorazioni nuziali degli altari, come buon augurio; i Romani lo consideravano sacro alla dea Flora, l’emblema della castità, del mese di maggio e dei neonati, nella cui culla si sistemava un rametto di biancospino, allontanava gli spiriti maligni cioè, probabilmente, ne calmava il pianto.

Facciamo un altro giro tra le culture antiche: in Francia, dove arrivò San Patrizio in fuga dal regime di schiavitù vigente in Irlanda, si dice che per attraversare il fiume Loira (era diretto a Tours), utilizzò come zattera il proprio mantello, che poi stese al sole su un cespuglio di biancospini che, nonostante fosse inverno, cominciarono miracolosamente a fiorire.

Per i Sumeri era la pianta dell’immortalità dell’anima, raggiunta attraverso l’entrata nel Chaos della propria interiorità, il mare, l’inconscio e il ritorno alla luce. Il mare e l’inconscio sono il luogo dove immergersi per estrarre la propria forza: nella saga di Gilgamesh, l’eroe sumero Re di Uruk, infatti, egli trova questa pianta sul fondo del mare e la coglie per avere l’eterna giovinezza.

Ai giorni nostri del biancospino si usano fiori, foglie e corteccia, che hanno efficaci proprietà sedative, diuretiche, ipotensive, vasodilatatrici e antidiarroiche. Di aiuto per placare il senso di angoscia e di oppressione, per la ritenzione idrica, per le infiammazioni del cavo orale, per le palpitazioni, l’ipertensione e per i problemi cardiaci. È rimedio sicuro anche per cefalee, vertigini, influenza, polmonite e disturbi della menopausa.

Anche la scienza della mente si è interessata al biancospino: si crede che aiuti a saper discernere tra necessità e desiderio, ad allenare la volontà, ad alimentare il sentimento altruistico consentendo di riconoscere quanto le rinunce e i sacrifici, a volte necessari, rafforzino la capacità di perseverare, riscoprendo i valori reali della vita e impedendo di perdersi nell’inseguire false chimere. Il biancospino cresce lentamente, senza fretta, e insegna, perciò, il segreto della pazienza.

Infine, questa pianta consacrata alle fate, che pare si aggirino nei paraggi dove cresce il biancospino (un po’ ovunque) era usata durante le carestie per ricavane una bevanda corroborante simile al caffè, mentre con il legno si costruivano utensili. Oggi, soprattutto i tedeschi, ne bevono un infuso che sembra tè.

Foto | Flickr

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