Conoscere le erbe: la calendula


Un fiore di vita, ma anche di morte, la calendula, e non potrebbe essere altrimenti visto che la sera abbassa il capo quando il sole va giù. Una caratteristica racchiusa già nel suo nome, che deriva dalle ‘calendae’, cioè i primi giorni del mese in cui questo bel fiore giallo, ciclico, è sempre vispo.

Questo suo nascere e morire alternati sembra tragga origine dalla vita di Adone, lo splendido figlio di Tia e Mirra, che quando la madre venne trasformata in albero fu adottato da Afrodite. Questa però, turbata dalla sua bellezza, lo chiuse in una cassa affidandolo a Proserpina, la signora degli Inferi che, anch’essa colpita dall’avvenenza del giovane, non glielo volle più restituire.
Nulla più che un moderno triangolo, al quale Zeus tentò di porre fine con una decisione che oggi sarebbe quantomento discutibile: Adone doveva passare parte dell’anno con Afrodite nel mondo dei vivi e parte con Proserpina in quello dei morti. Il passaggio tra i due era segnato da una ferita di cinghiale, dal cui sangue che bagnava la terra crebbe questo bel fiore, la calendula, che seguiva la sorte di Adone e che, in pratica, è il simbolo della primavera!

Una versione un po’ diversa della storia, narra che la calendula nacque dalle lacrime che ogni anno Afrodite versava nel veder ‘morire’ Adone trafitto dal cinghiale. Da queste lacrime nasceva il fiore, destinato a consolarla per tutto il tempo che Adone sarebbe stato lontano: perciò nel linguaggio delle piante la calendula significa ‘consolazione’.

Secondo altri, invece, è il simbolo del dolore e della morte, come in Messico, in cui si crede che le calendule siano sbocciate dal sangue dei poveri indigeni sterminati, mentre in Inghilterra le calendule vengono rappresentate come zitelle che, una volta morte, si trasformano in fiori gialli di rabbia per tutto quello che non hanno vissuto.

Nell’Ottocento, invece, veniva considerato il simbolo dell’amore senza fine, e divenne anche l'emblema di Margherita d'Orléans, insieme al motto: "Io non voglio seguire che il sole". Nei giochi di Tolosa, i celebri "jeux floraux", al poeta vincitore si offriva una calendula d'argento in onore del fondatore, secondo la tradizione Clemence Isaure, di cui era il preferito. In Germania è anche chiamata "Kuhblume" poiché a Pentecoste è antica consuetudine cingere il capo dei bovini con fiori di calendula durante la Pfingst Procession. Questo fiore, inoltre, nel tempo è stato anche legato al culto della Vergine Maria.

Sappiamo della calendula che è un’ottima erba medicamentosa con proprietà antinfiammatorie, astringenti, disinfettanti e decongestionanti, e che le sue qualità benefiche sono concentrate soprattutto nei fiori, che danno sollievo nelle ustioni, in caso di micosi, coliti e afte, ma anche strappi muscolari e distorsioni, oltre a sconfiggere infiammazioni intestinali e intossicazioni epatiche.

Il segreto sta nella raccolta: va fatta a mano e con la luna giusta, staccando in modo delicato ma deciso le corolle dal gambo. Poi le scaldate su un fuoco alimentato a legna con del grasso se volete preparare una pomata, con dell’alcol se preferite il distillato: bastano poche gocce di tintura, infatti, per sprigionare tutta la potenza della calendula.

Non vi dimenticate di usarla in cucina: con i fiori si preparano salse prelibate servite sul pesce, ma anche si aromatizzano conserve e marmellate e, visto il colore giallo acceso, i petali pestati si possono utilizzare come alternativa dello zafferano in paste e risotti; le foglioline, invece, si possono consumare anche crude aggiunte in una vivace e ricca insalata.

Foto | Flickr

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