Ricette cinema: la cucina italiana di Mangia, prega, ama

Confesso che finora me l’ero perso ed era una grave lacuna, per questa nostra rubrica, non aver mai parlato di Mangia, prega, ama, uno dei film americani che forse più di tutti osanna la nostra cucina (al prezzo, però, di altre brutte figure, come case fatiscenti e un’eccessiva spensieratezza che ci appartiene fino a un certo punto).

La storia è presto detta: Liz è una scrittrice di successo che un giorno si sveglia e capisce che non è questo quello che vuole dalla vita, come non vuole la sua casa chic nella Grande Mela e, soprattutto, non vuole suo marito Stephen. Così si prende un anno sabbatico in cui intraprende un viaggio per ritrovare se stessa che la porterà prima a Roma (mangia), poi in India nell’ashram di una guru (prega) e infine da uno sciamano di Bali (ama), fino a una completa metamorfosi e al momento in cui si sentirà pronta per tornare a casa.

La parte del film che ci interessa è, ovviamente, quella di Roma: Liz divora tutto a sette ganasce, non si preclude nulla dei piaceri della tavola e finalmente “impara a mangiare”. In un bar assaggia un diplomatico, in pizzeria con il fidanzato della sua nuova amica si gusta un fiore di zucca in pastella, in gita a Napoli addenta una succulenta pizza margherita, al ristorante con gli amici ordina ogni ben di Dio. E già prima di partire, consultando la sua guida in cui leggeva di mozzarelle di bufala e lasagne, aveva capito che “ogni piatto della cucina italiana è un gioiello”. E per voi? Quale tra le pietanze citate nel film è il gioiello più grande? Giocate con noi e rispondete al sondaggio dopo il salto.

Foto | Flickr

  • shares
  • Mail