Conoscere le erbe: la verbena


C’era una volta un poeta che scriveva i suoi componimenti in un campo di verbene dai fiori blu e rosa, il cui profumo gli ispirava versi per un’ipotetica giovane donna. Un giorno un colpo di vento fece staccare i petali dei fiori di verbena che andarono a posarsi sul foglio del poeta, trasformandolo, per incanto, nella bellissima fanciulla sognata. È da allora che i fiori di questa pianta significano incanto e ispirazione.

Si narrava, inoltre, nell’antica Roma, che il guerriero che avesse posseduto un rametto di verbena sarebbe divenuto invulnerabile. I Celti, invece, ai quali si deve il nome ‘verbena’ che vuol dire ‘scacciare via la pietra’ ne avevano effettivamente già scoperto l’azione disinfettante per la vescica, tale da riuscire a mandare via i calcoli.

Era nota anche con il nome di ‘erba sacra’, perché si diceva fosse l’unica riuscita a spuntare sul Golgota, il monte dove Gesù fu crocifisso, ma già in epoca pagana la si bruciava in sacrificio e si usava nell’arte della divinazione e della veggenza. Forse proprio per questo la si conosceva anche con il nome di ‘erba del mago’ e in seguito anche di ‘artiglio del diavolo’, incenerita per evocare gli spiriti e aumentare le capacità profetiche.

Era anche un ottimo talismano per le ragazze che volevano sposarsi e soprattutto in Piemonte se ne faceva un uso particolare: si triturava finemente, vi si cospargeva la mano sinistra e con questa si segnava con una sorta di croce la fronte propria e quella dell’amato per farlo innamorare, pronunciando una formula rituale. Ma la sua fama di portafortuna abbraccia molti altri argomenti: si utilizzava per la vista, contro i morsi di serpente e contro il mal di testa.

I Druidi la aggiungevano nella loro acqua lustrale e a lungo fu conservata dagli ambasciatori per stringere patti e alleanze. I Greci la chiamavano ‘lacrima di Era’, ma quanto a nomi, davvero la verbena non scherza, tanti ne ha collezionati nelle varie epoche: erba crocetta, erba colombina, erba turca, barbegna, coj dij prà, erba de S.Gioan, clumbeina, crous, purecella, erba della milza, birbina, virmin.

A proposito di San Giovanni, è proprio durante la notte del 24 giugno che la verbena, data la sua sacralità, veniva colta nel corso di una vera e propria cerimonia religiosa, e poi destinata a vari usi: in Inghilterra era considerata un’erba purificatrice; gli Indiani d’America della tribù dei Cherokee la usavano contro la diarrea, il raffreddore, e come analgesico contro l’otite e i dolori del parto, ma anche come fluidificante per le mestruazioni.

Pianta della calma e della malinconia, la verbena è un arbusto delicato e annuale: con difficoltà, infatti, nonostante i ‘superpoteri’ che le venivano attribuiti, riusciva a superare le gelate invernali. In cosmetica costituisce un tonico naturale, con azione astringente per la pelle; come medicamento, aggiungiamo che è ottima contro la febbre e come depurante del fegato, combatte i reumatismi, cura le ferite e l’insonnia, ma soprattutto previene gli spasmi muscolari.

In cucina, ahinoi, non è molto usata dato il suo sapore delicato e un po’ anonimo: ci si fanno infusi e liquori, si usa per aromatizzare oli, vino e gelatine di frutta, ma le sue foglioline possono anche diventare graziose decorazioni per ogni tipo di piatto.

Foto | Flickr

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