Conoscere le erbe: l’angelica


C’era una volta un paese oppresso da un’epidemia di peste, in cui gli abitanti morivano a decine. La popolazione pregava intensamente il Signore finché un giorno apparve l’arcangelo Raffaele (il medico di Dio) e indicò loro un’erba che li avrebbe guariti: quell’erba era l’erba angelica, o erba degli angeli

Sarà per questa leggenda a sfondo religioso che nel Medioevo a fare largo uso di quest’erba, che allora si chiamava ancora ‘arcangelica’ o addirittura ‘erba dello Spirito Santo’, erano i monaci Benedettini che la adoperavano per i medicamenti e pure in cucina. In particolare preparavano un liquore famoso con il nome di Chartreuse, ma l’angelica è anche tra gli ingredienti di Vermouth e Cointreau.

L’angelica, dal profumo dolce come il miele (non di rado la pianta, infatti, è preda delle api), era però conosciuta anche nell’Antica Roma, dove veniva bruciata insieme con altri ciuffi di erbe aromatiche quali la melissa, il rosmarino e l’alloro, in tutte le stanze della casa per liberarle dagli spiriti maligni, oppure veniva fatta bollire nell’acqua in cui s’immergeva il bucato per il risciacquo.

Virtù magiche a parte, ad esempio la credenza che costituisse un portafortuna per chi cercava l’anima gemella, all’angelica sono state attribuite diverse proprietà terapeutiche, come la cura delle malattie infettive e di ogni tipo di febbre, la capacità di purificare il sangue dai veleni, ma anche qualità aperitive, digestive, carminative, diuretiche, toniche, aromatiche ed espettoranti.

Inoltre era usata come rimedio per l’impotenza maschile e il calo del desiderio femminile e a questo proposito siamo lieti di tramandarvi la ricetta del ‘vino tonico’: lasciate a macerare una settimana in un l di vino rosso 30 g di radice di angelica e 20 di radice di genziana, e poi bevete un bicchierino da marsala di questa mistura prima di ogni pasto. Secondo altri, invece, a risultare afrodisiaco sarebbe il liquore d’angelica che si fa con gli steli e l’acquavite mescolata con acqua e zucchero.

Senza uscire dalla cucina, sappiate che dell’angelica, oltre alle radici, si mangiano anche le foglie, crude o cotte, unite alle altre insalate o alle altre verdure; il fusto, opportunamente ripulito della sua parte esterna e tritato è usato per aromatizzare salse, visto il tipico sapore piccante dell’angelica, o marmellate; i rametti giovani, invece, quelli che spuntano all’inizio dell’estate, vengono canditi e usati per le decorazioni dei dolci.

Questa pianta, infine, è talmente profumata che, forse pochi lo sanno, è l’ingrediente principale del gin assieme alle bacche di ginepro, mentre una volta nei Paesi nordici, nei periodi di carestia, se ne mischiava un po’ alla farina usata per fare il pene, appurate le sue proprietà nutritive. Un ultimo suggerimento: aggiungete un pizzico di angelica al tabacco da pipa oppure, se non fumate, non fatela comunque mancare nel vostro pout pourri.

Foto | Flickr

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