Recensioni Gusto-se: Le ricette di Nefertiti di Bruno Gambarotta

Misteri e buona cucina, si sa, interessano un po’ tutti: ecco perché gli ingredienti (è proprio il caso di dirlo!) che l’intramontabile Bruno Gambarotta, piemontese né falso né cortese, ma, al contrario, istrionico ed elegante, miscela sapientemente nel suo ultimo romanzo edito da Garzanti, Le ricette di Nefertiti, hanno il sapore e il profumo di una cena ben riuscita.

Se, poi, si dà al piatto il proprio tocco personale, magari speziato, con un velo d’afrodisiaco e una penna scorrevole quanto divertente, allora si ha in tasca la ricetta del successo. Le 220 pagine dell’opera raccontano una vicenda di cui è protagonista il prof. Paolo Maria Barbarasa (mi sembra quasi di sentirlo pronunciare, questo nome, con l’inconfondibile accento che caratterizza chi vive all’ombra della Mole Antonelliana), svagato e geniale egittologo del Museo egizio di Torino che, come non si manca di ricordare qua e là nel libro, qualche volta con sottile ironia, è il più importante al mondo dopo quello del Cairo.

Il professore, nel suo bugigattolo nel sottoscala (sorte in comune con fior fiore di ricercatori italiani, ahinoi) è alle prese con la catalogazione della collezione Mastranga, donata al museo ma da tutti ritenuta di nessun valore. Eppure lo studioso vi scova 12 papiri antichissimi, che costituiscono nientepopodimenochè il mitico ricettario segreto con cui la regina Nefertiti faceva impazzire il marito Akhenaton.

Per un’oscura malasorte, quasi contemporaneamente, l’annoiata moglie Angelica, scopre sulla scrivania del suo studio un quadernetto in cui Paolo Maria, più o meno innocentemente, annotava alcuni sogni erotici mai consumati ma sovente immaginati con praticamente ogni donna gli capitasse a tiro, amiche della moglie comprese. Irresistibile per lei fargli lo scherzo più brutto: sceglierne 12 a caso e farne altrettante destinatarie di un dono singolare, uno dei papiri di Nefertiti (che intanto il prof aveva portato a casa considerandolo il posto più sicuro) accompagnati da un biglietto dai toni infuocati e ovviamente tratto dalle fantasie del marito.

Da qui scaturisce una rocambolesca decina di giorni in cui la coppia, che uscirà da quest’esperienza più unita che mai, si dedica anima e corpo al recupero delle 12 preziosissime ricette entro il fatidico martedì in cui è fissata la conferenza stampa per rivelare al mondo questa singolare eredità della regina Nefertiti.

E sono dieci giorni costellati anche di più o meno prelibatezze: forse non troppo quelle che vengono servite nella ‘cena carbonara’ che si svolge a casa di Martirolo, il presidente della fondazione che dà da vivere a Paolo Maria, per provare le ricette della grande sovrana egizia. Dalla zuppa di melokhiya, un vegetale estivo molto diffuso nell’antico Egitto e del quale si usano solo le foglie, al ful nabeb, una purea di fave bianche, burro e prezzemolo, fino al dessert a base di yogurt, miele e datteri, tutti restano quantomeno perplessi.

D’altronde, quando si parla di alimentazione in epoche così remote, pane per i denti degli studiosi, bisogna stare molto attenti a non cadere in errori grossolani: lo sa bene il prof Barbarasa, che nella sua lettera di indicazioni allo chef precisa come si debbano escludere riso, mais e frumento a vantaggio, invece, del kamut, e come vadano messi da parte anche tutti quegli ingredienti che spesso si dimentica siano il frutto della scoperta dell’America, patate, pomodoro, melanzane, fagioli e fagiolini, peperoni, arachidi e pure quelli allora ancora sconosciuti, come spinaci e carote. Sì, invece, a fichi, datteri, legumi, aglio e cipolle e a tutte le spezie, tranne il peperoncino e il pepe, importato dai romani dalle Indie. Da bere, soprattutto idromele, ottenuto dalla fermentazione della melata in acqua, e ben 17 tipi di birra. Tra le carni molto usate anatra e quaglia cotte allo spiedo, il pesce esclusivamente d’acqua dolce e tutto accompagnato da lattuga, il cibo che davvero gli Egizi consideravano afrodisiaco per la sua forma allungata.

Di ben altro fascino per il palato, invece, il menu che alla fine Angelica decide di servire alla conferenza stampa ‘alternativa’ che conclude il romanzo e che darà il via al nuovo business della coppia: la catena di ristoranti in franchising “A cena da Nefertiti” che ripercorre le tradizioni culinarie delle grandi civiltà: quaglia grigliata con melassa di melagrana, porri ripieni di carne bovina tritata, pollo con miele e mandorle, melanzane ripiene di sardine, e per concludere fichi secchi in pastella, senza contare il tormentone dello strudel dell’Artusi…

Foto | Ufficio stampa

Le ricette di Nefertiti
L\'autore, Bruno Gambarotta

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