Bere sano: dal rosso in poi, tutti i colori del tè

Forse, ma dico forse perché so che siete espertissimi, il tè rosso, argomento di cui ci occupiamo oggi, è la varietà di tè meno conosciuta al grande pubblico. Si tratta di una qualità di origine sudafricana, Paese che proprio in questi mesi sta riscoprendo e rivalutando la coltivazione di roobois, la pianta da cui si ricava questo che più che altro è un infuso, in quanto assolutamente privo di caffeina.

Il suo consumo regolare è indicato per chi ha problemi di digestione e il colesterolo alto, ma porta benefici anche contro l’invecchiamento, l’allergia e l’asma ed è utile sotto sforzo, quindi per gli sportivi, dato il suo alto contenuto di calcio e zinco. In Sudafrica viene spesso chiamato ‘Red Espresso’ e servito come un caffè o un cappuccino, cioè addizionato di latte, ma il nostro consiglio è di gustarlo al naturale appena dolcificato con zucchero o miele.

Come dicevo, però, forse non è molto conosciuto qui da noi (grande importatore è invece la Germania) dove è più facile trovare il tè nero, il più diffuso in occidente e di origine indiana, o l’oolong, anche chiamato tè blu, proveniente da Cina e Taiwan e dal gusto a metà strada tra il nero e il verde. In effetti molto di moda è ormai anche il tè verde cinese, potentissimo antiossidante, di cui è rarissima la varietà gialla, nota solo agli amatori. Infine si inizia a trovare anche il tè bianco, originario della Birmania e di tutto il sudest asiatico e tratto dalle foglioline più tenere della pianta del tè: secondo la tradizione contribuisce a bruciare i grassi.

Foto | Flickr

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