Come orientarsi nella galassia yogurt

La pubblicità, si sa, è l’anima del commercio e, quando è fatta bene, riuscirebbe a venderti anche la tua vecchia madre spacciandola per un’emerita sconosciuta. Non fanno eccezione i beni di largo consumo, tra i quali possiamo annoverare lo yogurt: una presenza che ultimamente mi sembra un tantino dilagante sui nostri schermi tv.

Se non siete tra i pochi fortunati che non hanno problemi di linea né altro e che, quindi, possono attingere alle grazie del prodotto migliore, quello di origine greca; né aficionados del sempiterno Yomo; profeti del Mülleriano “fare l’amore con il sapore”; né bambini tirati su a Mio e Fruttolo, sarete certamente molto confusi.

La confusione raggiunge il suo apice nel mercato dello yogurt “che fa bene” e che è reclamizzato (e quindi venduto) come un prodotto da parafarmacia: sei stitico? Assumi ogni mattina il bifidus contenuto in Activia. Hai il colesterolo alto? Fai come la Carrà (e prima ancora come Little Tony): un Danacol per 21 giorni e passa la paura.

Ancora: vuoi ossa forti anche in là con gli anni? Allora il tuo modello deve essere Stefania Sandrelli, che scende le scale a precipizio perché consuma regolarmente il Danaos. Infine, hai le difese immunitarie basse? No problem, ci pensa Actimel. E potremmo continuare ancora.

In attesa che qualcuno ci spieghi, finalmente in maniera efficace, se ci stanno turlupinando o meno, vi lascio con un episodio della mia infanzia: mia madre, le estati che ancora stavo sul seggiolone, ogni tanto provava a sostituire il gelato che mi dava per merenda, con dello yogurt, convinta, anche lei, che facesse bene. Per raggirarmi meglio, me lo versava in una vecchia confezione della Coppa Rica, un must dell’infanzia anni Ottanta. Risultato? Alla prima cucchiaiata storcevo il naso finché mia madre, esasperata, era costretta a darmi il gelato, sentendomi esclamare: “Etto sì bbono!”.

Foto | Flickr

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