Conoscere le erbe: il tiglio

C’era una volta, tanto tempo fa, la ninfa Filira, figlia di Oceano, che viveva nell’omonima isola del Ponto Eusino. La sua avvenenza e la sua femminilità fecero impazzire i sensi di Crono che si unì a lei, ma fu scoperto dalla moglie Rea e costretto ad allontanarsi via al galoppo dopo essersi trasformato in cavallo per non farsi riconoscere.

Nove mesi dopo la ninfa partorì il figlio di quella unione, ma era mezzo uomo e mezzo cavallo e la madre se ne vergognava molto, così chiese agli dei di essere trasformata in albero. Accontentata, divenne un magnifico tiglio che da sempre per i Greci è l’emblema della sensualità, e quindi sacro ad Afrodite.

Una volta cresciuto, il figlio divenne un famoso guaritore, avendo ereditato le proprietà taumaturgiche dell’albero in cui la madre si era fatta tramutare, specialmente quelle ipnotiche e calmanti: infatti il figlio era particolarmente abile nella cura dell’insonnia e delle crisi nervose.

Ovidio, invece, ci tramanda la vicenda di Filemone e Bauci, i due sposi frigi risparmiati da Zeus e Hermes perché li avevano accolti in casa, pur essendo molto poveri e da essi trasformati rispettivamente in quercia e tiglio, dove quest’ultimo simboleggia l’amore coniugale.
Si raccontava in epoca medievale, che sul sepolcro di Santa Caterina fossero spuntati cespugli di tiglio a significarne l’innocenza, ma comunque in ogni epoca e in ogni luogo questa pianta fu sempre considerata magica: all’ombra delle sue fronde spesso si svolgevano riti sacri per scacciare gli spiriti maligni, in particolare lo credevano le popolazioni germaniche e slave che ne piantavano in gran quantità. In Italia, poi, ce n’è uno che sembra il più vecchio della nazione: si trova a Macugnaga, in provincia di Novara, e ha circa 700 anni!
A proposito di tedeschi, nella mitologia germanica il tiglio viene citato nella Canzone dei Nibelunghi che recita così: Sigfrido aveva ucciso il drago Fafnir per bagnarsi del suo sangue e divenire immortale, ma mentre lo faceva, una foglia di tiglio gli cadde sulla schiena segnando per sempre il suo punto debole, che in seguito gli fu fatale.
Tra l’altro il tiglio è anche uno dei segni contemplati nell’oroscopo degli antichi Celti: proteggeva i nati tra l’11 e il 20 marzo e fra il 13 e il 22 settembre; era simbolo di fecondità e nume tutelare delle fattorie.
Sebbene sia un vero e proprio albero, il tiglio viene molto usato anche in cucina: le tisane che si ricavano dalle foglie e dai fiori essiccati sono ottime in caso di raffreddamento e per abbassare la temperatura corporea, ma danno buoni risultati anche i decotti e perfino il liquore.
Tra le altre qualità benefiche di questa pianta, si annoverano quelle emollienti, sudoripare, decongestionanti, vasodilatatrici e antispasmodiche, ma anche diuretiche, astringenti e depurative dell’intestino, nonché calmanti, soprattutto nella forma di un rilassante bagno caldo, aromatizzato ai fiori.
Di fusto alto e robusto e di vita lunga, del tiglio non si butta via nulla: con il suo legno si costruiscono pregiati mobili, dalle fibre della corteccia si ricavano stuoie e corde resistenti, dai semi un olio molto simile a quello d’oliva, mentre le foglie possono essere date al bestiame come gradito pasto.
Foto | Flickr

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