Conoscere le erbe: il guaranà

All’inizio dei tempi vivevano nella terra incantata di Noçoquém due fratelli e la loro sorella Uniaì che era molto saggia e scaltra e sapeva provvedere ai fratelli perché conosceva alla perfezione tutte le piante e gli alberi del mondo, come lo splendido castagno che arrivava fino al cielo.

Uniaì non aveva marito e a quel tempo uomini e animali erano uguali, così tutti la volevano, ma riuscì a unirsi a lei solo il serpente che l’aveva corteggiata per giorni, lasciando dietro di sé un profumo soave. Quando i fratelli si accorsero che Uniaì aspettava un figlio, per paura che ella non provvedesse più a loro, cacciarono lei e il bambino.

Questo crebbe bello, sano e robusto, con le storie che la madre gli raccontava sulle terre di Noçoquém, gli animali, le piante, gli zii e il magnifico castagno. Il bambino aveva tanta voglia di mangiare i frutti di quell’albero, ma Uniaì gli rispondeva che non era possibile perché ormai la terra era degli zii che non volevano più vederla.

Così il bambino iniziò a rubare di nascosto le castagne, facendola in barba sia al cotia, sia al cocorito, sia al pappagallo arara che gli zii avevano messo a guardia del castagno. Un giorno, però, i malvagi fratelli mandarono a custodire il castagno la scimmietta Boccadiviola, con l’ordine di catturare il ladro. La scimmietta fece di più: quando vide il bambino, lo colpì a morte con le sue frecce.

Quando Uniaì vide il figlio morto trafitto, pianse senza interruzione per giorni e giorni, poi seppellì il figlio sotto terra cantando una strana cantilena e ripetendo tra sé: “Farò di te la pianta più portentosa della Terra”. In effetti dall’occhio sinistro del bambino spuntò un arbusto, l’inutile uaranà-hop; ma poi, dall’occhio destro, crebbe il vero guaranà, il cui frutto, infatti, assomiglia agli occhi dei bambini. Uniaì vide che sotto la pianta suo figlio era ancora bello, vivo e forte, e fu felice.

Un’altra leggenda, invece, individua nei frutti del guaranà gli occhi della splendida Cereaporanga, colpevole di essersi innamorata dell’uomo sbagliato, un guerriero della tribù nemica. Non volendo rinunciare al loro amore i due, Romeo e Giulietta ante litteram, si fecero stringere in un abbraccio mortale da un’anaconda ferita e dalla loro morte nacque la pianta in questione.

Tonico ed energizzante naturale, con un elevata concentrazione di caffeina, il guaranà risulta essere un efficace antiossidante e un buon antimicrobico. Alleato del metabolismo contro l’obesità, i suoi semi vengono masticati da sempre dagli indios americani che lo considerano un elisir di lunga vita, in special modo, appunto, i Guarani. E dal momento che di questa pianta si usano quasi esclusivamente i semi, si comprende come mai il guaranà coltivato abbia un’altezza di 2-3 metri, mentre in natura si trovano piante alte fino a 10!

Alcune tribù, inoltre, pare lo utilizzino anche come rimedio contro la diarrea e per alleviare i dolori mestruali e sono proprio loro ad avere scoperto come estrarne il succo e farne una bibita frizzante che ha le stesse caratteristiche organolettiche di quelle a base di cola.

Ricette di cocktail a base di guaranà se ne reperiscono centinaia in rete, per lo più con ingredienti quali succo d’ananas, d’uva o di mela, limone, yogurt, panna, miele e addirittura spumante, ma in alcuni negozi specializzati potrete trovare anche caramelle e cioccolatini.

E oggi, oltre a concludersi il buon vecchio 2011, si concludono anche i nostri appuntamenti con la sapienza delle erbe, che quasi senza accorgercene e spero con piacere anche per voi, ci hanno accompagnato per quasi un anno. A questo punto non mi resta che augurarvi tanta felicità per quello che sta per aprirsi: che sia un 2012 pieno di golosità.

Foto | Flickr

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