Vitigni & Vini: La Clairette del Languedoc in via di estinzione.

vino e vitigno la ClairetteHo deciso di parlarvi di questo vino e di conseguenza dell'azienda che lo produce (ancora per poco) perchè è un vitigno ed una tipologia di vino che secondo me, andrebbero protetti dall'estinzione e rivalutati. Negli ultimi anni, si è affermato uno stile che vuole il vino necessariamente grasso, potente, corposo, masticabile, profumato e muscoloso indipendentemente dalla tipologia, dal vitigno e dal terroir. Una moda che vede protagonisti i vini del nuovo mondo che non fanno certo fatica a produrre secondo questi parametri, non avendo come riferimento una tradizione ed un passato con i quali fare i conti.

La Clairette è un vitigno particolarmente robusto, aromatico, dalla maturazione tardiva, che se ben fatto sorprende per la sua complessità aromatica, ha fatto la fortuna della regione Languedoc ottenendo nel 1948 il riconoscimento della Aoc. Il vino che se ne produce ha una storia invidiabile anche da cru oggi conosciuti a livello mondiale, e non ha mai ceduto in termini di qualità a favore della quantità. Il vino che se ne ottiene ha un alcol contenuto, una buona vivacità, è profumato, fresco, sapido ed è facile da bere, tutte caratteristiche che oggi sono penalizzanti sul mercato. Ma come mai, visto anche le restrizioni della legge, vini così gradevoli fanno fatica ad essere venduti? Semplicemente per moda, e l'azienda Château Condamine Bertrand, è costretta ad utilizzare percentuali ogni anno maggiori di questo vitigno per farne un assemblaggio che doni un vino più grasso ed alcolico e che gli permetta di avvicinarsi ai canoni "qualitativi" attuali.

Escludendo le ragioni prettamente commerciali, non mi spiego come un vino del genere non venga premiato dalle scelte degli appassionati o addetti del settore, costretti per lavoro a degustare vini per i quali servirebbero coltello e forchetta invece di un calice. Lancio quindi un appello a favore di questo vino, ma anche di tutti quei vini che hanno un corpo esile ed aggraziato che non riescono a competere contro gli attuali culturisti. Anzi, mi piacerebbe iniziare a vedere un pubblico che, stanco dei 13,5% di alcol di partenza, iniziasse a cercare e a pretendere vini che tradizionalmente abbiano un tenore alcolico più basso ed assolutamente ben fatti. Salvando così storia, tradizione ed alleggerendo un po' il lavoro del nostro fegato.

  • shares
  • Mail